Una vita di militanza al servizio della CGIL. Ecco perché sostengo il documento “Le Radici del Sindacato “

Sostengo con tutta me stessa il secondo documento congressuale “Le radici del sindacato” perché mi convincono in ugual misura gli obiettivi riguardanti le tre contraddizioni, inscindibilmente intrecciate tra loro: la tutela del lavoro (abolizione della precarietà, riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, aumenti retributivi consistenti nel pubblico (soprattutto per tutte le categorie di operatori e operatrici della scuola/università/ricerca e della sanità/servizi sociali) e nel privato senza contemporanee defiscalizzazioni e decontribuzioni, tutela della vita e della salute negli ambienti di lavoro, ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori (che andrebbe esteso anche al di sotto dei 15 dipendenti); la salvaguardia della vita sul pianeta, da decenni messa in gravissimo pericolo dal modo in cui il capitalismo produce e spreca merci ed energia; per l’autodeterminazione e per la liberazione delle donne in tutti gli ambiti: il lavoro (abolizione della precarietà e del lavoro a tempo parziale, parità retributiva a parità di mansione), la salute, la sessualità (educazione sessuale nelle scuole, consultori pubblici nella diffusione prevista dalla legge, contraccezione gratuita), la scelta se e quando essere madri. Le donne delle classi lavoratrici oggi non sono libere né di non essere madri, né di esserlo quando lo vogliono, perché mancano il lavoro garantito, i servizi pubblici per l’infanzia e per anziani e vecchi a costi accessibili, le case popolari, l’equiparazione dei congedi parentali tra donne e uomini. Mi entusiasma in particolare la proposta che la Cgil sostenga lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo promosso da anni dal movimento delle donne Non Una Di Meno: solo unendo le lotte delle donne su obiettivi comuni potremo con il tempo uscire dall’attuale pantano in cui si trovano le donne italiane: la condizione peggiore in Europa. Importantissima è anche la proposta di dare veramente vita al “sindacato di strada”, che vada a contattare lavoratori e lavoratrici anche nei posti di lavoro più piccoli e sparpagliati di ogni categoria, nei luoghi di ritrovo e nelle piazze dove sono in agguato i caporali.

Maria Carla Baroni, Spi-CGIL