Un disastro annunciato chiamato “crisi”

La crisi ha falcidiato i redditi da lavoro e le pensioni e l’intero Paese è sgomento riguardo ad una guerra che miete vittime e genera povertà e difficoltà di natura economica, non soltanto sul territorio ucraino. Il Governo, tuttavia, non ha mai intrapreso una linea politica strutturale a favore dei ceti meno abbienti. E sulla guerra, cedendo ogni autonomia politica alla Nato e agli Stati Uniti, ha trascinato l’intero Paese in un’economia prettamente di guerra.

Mentre quindi la sanità continua a soccombere sotto le prospettive di nuovi tagli e la scuola appare nella crisi più profonda, il Governo Draghi precipita nella sfiducia condotta dalla dirigenza politica tra le più indecenti della storia repubblicana, in un balletto indegno e a tratti squallido.

Ed è preoccupante che nessuno voglia indagare il ruolo esercitato da Draghi sia sulle ragioni della rovinosa caduta, sia sul suo ruolo a proposito della trasformazione del sistema politico verso l’accentuazione di una leadership centralizzata, di carattere fortemente plebiscitario ed antiparlamentare.

Gli spettatori che hanno assistito al dibattito in Senato hanno registrato toni a tratti tracotanti e per certi versi di eccessiva spocchia da parte di un Presidente del Consiglio che non ha mai rispettato fino in fondo il galateo parlamentare.

Dall’altro lato, i partiti – dimentichi del fallimento del proprio ruolo – erano già pronti per la campagna elettorale quasi fosse una competizione fine a se stessa ed a sbandierare, dagli scranni del Senato quasi nella generalità dei casi, affermazioni molto distanti dai bisogni dei cittadini. Plebiscitarismo versus populismo.

La situazione è critica: non vi è un solo soggetto politico capace di presentare un programma con al centro i temi del lavoro, mentre l’azione sociale è rimasta sullo sfondo insieme ai buoni propositi della stessa Cgil, che non ha mai creduto ad una posizione autonoma di mobilitazione per l’ottenimento di obiettivi di giustizia sociale ed economica nei confronti di lavoratori e pensionati.

Sarà pertanto una campagna elettorale bruttissima su cui occorrerà vigilare. E se le Istituzioni dovranno cercare la modalità più consona alla verifica del rispetto della democrazia – bisognerà anche misurare il rischio di un ulteriore straripamento istituzionale dell’azione del Governo uscente – per la Cgil c’è un solo modo per rispondere a questa crisi: chiamare a raccolta lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati per una nuova stagione di mobilitazione democratica a difesa del Paese e del sistema parlamentare e per rivendicare lavoro, salari dignitosi, servizi pubblici ed universali, equità e giustizia sociale e economica.

Non si può più sbagliare, perché davvero il nemico ha varcato le porte.

Adriano Sgrò

Coordinatore nazionale di ‘Democrazia e Lavoro’ CGIL