Strage di Viareggio: finalmente confermate le pene

29 giugno 2009-29 giugno 2026: sono trascorsi 17 anni dalla terribile esplosione che causò 32 vittime

L’unica lotta persa è quella che si abbandona! (Ernesto ‘Che’ Guevara)

Anche nel 17° anniversario della strage ferroviaria di Viareggio, il 29 giugno, è stata alta la partecipazione alla manifestazione/corteo che ha percorso, come ogni anno, le strade della città. E’ il 1° corteo dopo la condanna definitiva del 25 giugno (e il carcere) per la figura più significativa della strage ferroviaria: Mauro Moretti, ex Ad di Rfi, ex Ad della Holding Fs, ex Ad di Finmeccanica-Leonardo.

L’iter processuale si è concluso dopo 17 anni, 7 gradi di giudizio, 220 udienze; 12 i condannati a pene miti, nonostante le gravi e pesanti responsabilità sul disastro ferroviario, per una strage prevista e annunciata.

Il 29 giugno 2009 si verificò un incidente sul lavoro trasformatosi nel disastro ferroviario che ha provocato la strage: 32 vittime bruciate vive e feriti gravissimi che mai diventeranno ex ustionati. Bambini, ragazze, uomini e donne, che riposavano nelle proprie abitazioni, ritenendole il posto più sicuro: così, non è stato.

I familiari organizzati nell’Associazione “Il mondo che vorrei” e i ferrovieri e cittadini/e nell’‘Assemblea 29 giugno’ potevano commettere due errori nel cammino della verità e della giustizia: non iniziare questa battaglia e non andare fino in fondo. La storia mostra e dimostra che questi due errori non sono stati commessi.

Il primo obiettivo è stato unire le forze per condurre la battaglia; il secondo costruire associazioni, organismi e organizzazioni indipendenti e autonome senza la delega per nessuno; il terzo organizzarsi e mobilitarsi, consapevoli che l’unità fa la forza e la lotta la differenza. Condizioni di base per poter iniziare una storia lunga 17 anni. Con l’obiettivo di raggiungere “verità-giustizia-sicurezza”, che, nel tempo, si è combinato e ‘fuso’ con quello dell’unità e della solidarietà, della denuncia e della lotta, dell’organizzazione e della mobilitazione.

Ad ogni anniversario vi è stato l’impegno di tutto un mese, quello di giugno, giorno per giorno, per informare e organizzare. Il 29 di ogni mese, per oltre 200 volte, alle ore 23:49, siamo stati sul luogo della strage a ricordare le 32 vittime. Ogni anno, ad agosto, si sono tenuti i giorni della ‘memoria’ e della ‘solidarietà’, per non dimenticare e per organizzare le successive iniziative, con dibattiti, musica, socialità. Nel corso della mobilitazione abbiamo organizzato blocchi dei treni, presìdi, assemblee, cortei, seminari di studio e approfondimento. Tutte le udienze, dall’incidente probatorio al 1° grado, dagli appelli alle cassazioni, hanno visto la partecipazione di familiari e di tanti altri/e, con striscioni, volantini, cartelli e le foto delle 32 vittime sempre presenti, esposte persino con le magliette nelle aule giudiziarie.

Le nostre ‘controparti’ non sono mai state lasciate sole: era educativo mostrar loro il disastro e il dolore di cui erano stati responsabili. A Bruxelles, al Parlamento europeo, siamo stati tre volte in delegazione per urlare la nostra voce, la protesta e la volontà di giustizia. Una mobilitazione, permanente e sistematica, di familiari, ferrovieri, avvocati e consulenti, artisti e intellettuali, cittadini e cittadine.

Ogni storia, ogni battaglia, ha un prima, un durante, un dopo. La ‘verità’ è stata scritta subito. La ‘giustizia’, ovvero il brandello di giustizia strappato, è stata letta dopo 17 anni. La ‘sicurezza’, ossia la prevenzione, è tutta da praticare e sviluppare.

I ferrovieri impegnati sul fronte della sicurezza hanno sempre denunciato e promosso iniziative di lotta e scioperi sulle condizioni di lavoro, su salute e sicurezza. La tragica realtà è che la strage di Viareggio – come altre e come per i ferrovieri e gli operai delle ditte morti sui binari – è stato il drammatico risultato di una politica di abbandono della sicurezza, in special modo nel trasporto dei treni merci e pendolari, là dove è stato “risanato” risparmiando, oltre ad aver omesso e violato elementari norme sulla sicurezza.

La mobilitazione, nel corso degli anni, collettiva e organizzata, ha ‘garantito’ anche un risultato sul piano processuale. Il fatto che personaggi, tanto potenti quanto arroganti, abbiano subìto una condanna e, per giorni, “assaporato” il carcere, non è cosa da poco. Sono casi eccezionali e rari, casi che però potranno ‘riprodursi’. Ciò può e deve voler dire riunire, assemblare, sviluppare requisiti fondamentali della lotta e del conflitto: la denuncia e la solidarietà, l’unita e l’organizzazione, la lotta e la mobilitazione.

La partecipazione popolare, in questo caso, a guida dei familiari organizzati, dei ferrovieri in lotta, di lavoratori e lavoratrici attivi, può garantire, comunque, un risultato contro lo strapotere della classe dominante e di questo Stato. L’unità della classe e per la classe è indispensabile a contrastare chi subordina salute e sicurezza, nei luoghi di lavoro e sul territorio, a logiche e leggi del profitto, del mercato, della produttività.

In questi giorni, la corte e i cortigiani dell’ex Ad Moretti si sono organizzati e mobilitati per la sua scarcerazione, persino con richieste di grazie e indulti: dal presidente di Confindustria a figuri della finanza, della politica, del giornalismo, fino al ministro della Difesa. Gente che non ha assistito a manco una delle 220 udienze, che non ha letto una pagina delle decine di migliaia di carte processuali, che non sa ma, per l’indifendibile e tracotante ‘difesa’, straparla su ciò che non conosce, sia dal punto di vista processuale e, ancora meno, dal punto di vista tecnico-ferroviario.

Il senso comune che accomuna simili ‘garantisti’ (della loro casta e delle loro lobby) è fin troppo chiaro: Minetti-Moretti: uniti nella… grazia. Moretti, ossia il dottor “spiacevolissimo episodio” (in tal modo definì l’immane tragedia in audizione all’VIII Commissione del Senato) è stato indagato, imputato, condannato ed infine arrestato, dopo essere stato ‘scagionato’ su cinque profili di colpa; ha usufruito della prescrizione su tre reati dei quattro contestati, tra cui omicidio colposo, a cui non ha rinunciato. Finché, dopo 17 anni e 7 gradi di giudizio, è stato ritenuto responsabile del disastro ferroviario, di una strage prevista e annunciata.

Riccardo Antonini

Ferroviere licenziato dalla Società Fs per “essersi posto in evidente conflitto d’interessi” e per “aver violato l’obbligo di fedeltà all’azienda” (art. 2105 del Codice civile del 1942)

Pubblicato il 6 Luglio 2026