Salari e diritti per chi lavora nella Sanità privata!
Il 17 aprile terzo sciopero in poco più di 20 mesi: un dato che racconta la profondità del disagio
Lo sciopero nazionale della sanità privata del 17 aprile 2026 è stato tutt’altro che una data simbolica: è stato un passaggio vero di mobilitazione, partecipato e sentito, che ha dato voce a una rabbia e a una stanchezza accumulate in anni di attese e rinvii. Si tratta inoltre del terzo sciopero in poco più di 20 mesi, un dato che da solo racconta la profondità del disagio e l’assenza di risposte concrete da parte delle controparti.
La partecipazione è stata ampia, con una grande adesione in tutta Italia, nelle strutture ospedaliere, nelle RSA, nei servizi territoriali. Un segnale chiaro, che ha attraversato un settore che conta oltre 300mila addetti e che da troppo tempo vive una condizione di marginalità contrattuale.
La mobilitazione, proclamata da FP CGIL insieme alle altre organizzazioni sindacali, ha rimesso al centro una vertenza che si trascina da anni. I contratti applicati nelle strutture riconducibili a AIOP e ARIS sono infatti rimasti bloccati per tempi inaccettabili: circa otto anni per la sanità privata e addirittura oltre quattordici anni per il comparto delle RSA. Un fermo che ha avuto conseguenze pesanti sui salari e sulle condizioni di lavoro, erodendo il potere d’acquisto e ampliando il divario con il pubblico.
Chi lavora in questo settore ha continuato a garantire servizi essenziali, spesso in condizioni difficili, sostenendo carichi di lavoro crescenti e coprendo carenze strutturali di personale. Nelle corsie e nei reparti si è andati avanti con professionalità e senso del dovere, ma senza il riconoscimento dovuto. La FP CGIL ha ribadito con forza che il rinnovo contrattuale non è più rinviabile e che deve tradursi in aumenti reali, capaci di restituire dignità economica e professionale a lavoratrici e lavoratori che svolgono, di fatto, le stesse mansioni del pubblico.
È emersa con chiarezza, durante la mobilitazione, una rivendicazione che non è solo sindacale ma profondamente politica: a parità di lavoro devono corrispondere pari diritti e pari salario. Non è più tollerabile che il sistema sanitario si regga anche su una disuguaglianza strutturale tra chi opera nel pubblico e chi lavora nel privato accreditato, spesso con le stesse responsabilità ma con minori tutele.
Allo stesso tempo, lo sciopero ha riportato sotto i riflettori il tema delle condizioni di lavoro. I racconti che sono arrivati dalle assemblee e dai presidi hanno parlato di turni pesanti, organici insufficienti, ritmi che mettono a dura prova la tenuta fisica e psicologica del personale. Una situazione che non può essere affrontata senza un intervento strutturale, a partire proprio dal rinnovo dei contratti e da una diversa organizzazione del lavoro.
La FP CGIL ha inoltre rilanciato con decisione la richiesta di legare in modo stringente i finanziamenti pubblici al rispetto dei contratti. È stato ribadito che non può esistere accreditamento senza diritti: chi opera all’interno del sistema sanitario nazionale deve garantire condizioni contrattuali adeguate. Un principio di responsabilità che chiama in causa anche le istituzioni, troppo spesso rimaste alla finestra.
In questo quadro, è emersa con ancora più forza la centralità delle lavoratrici e dei lavoratori migranti, che hanno partecipato allo sciopero e che rappresentano una componente sempre più importante del settore. Il loro contributo è stato riconosciuto come fondamentale non solo per la tenuta dei servizi, ma anche per il futuro stesso della sanità. Allo stesso tempo, è stata ribadita la necessità di superare ogni forma di disuguaglianza e discriminazione che ancora oggi colpisce queste lavoratrici e questi lavoratori, dentro e fuori dai luoghi di lavoro.
La mobilitazione ha quindi assunto anche un significato più ampio, inserendosi nel solco delle lotte contro il razzismo e lo sfruttamento. Guardando avanti, la sfida sarà quella di costruire un sistema capace di riconoscere pienamente diritti e dignità a tutte e tutti, indipendentemente dalla provenienza, rafforzando un modello di sanità che sia davvero inclusivo e fondato sul lavoro di qualità.
Dal lato datoriale, AIOP e ARIS hanno continuato a sostenere la necessità di maggiori risorse pubbliche per poter chiudere i rinnovi contrattuali. Ma la giornata di sciopero ha dimostrato che il tempo delle attese è finito. Le lavoratrici e i lavoratori hanno fatto sentire la propria voce con forza, chiedendo risposte immediate e segnando un passaggio che difficilmente potrà essere ignorato.
Lo sciopero del 17 aprile ha lasciato un segno netto: ha mostrato un settore unito, consapevole e determinato. E ha ricordato a tutti che senza il lavoro, senza la professionalità e senza la dignità di chi ogni giorno tiene in piedi questi servizi, non c’è sistema sanitario che possa reggere.
Altin Leka
RSA CGIL Fondazione ‘Don Gnocchi’, Milano
Adriano Sgrò
Assemblea generale CGIL nazionale
Pubblicato il 20 Aprile 2026
