Mario Iavazzi: “Serve un radicale cambio di strategia”

Lo scorso congresso, nel gennaio del 2018, si era concluso con parecchie aspettative nella base in seguito all’elezione di Maurizio Landini a segretario generale. Quattro anni dopo il panorama è di un drammatico immobilismo del principale sindacato italiano.

Da trent’anni la condizione dei lavoratori in Italia peggiora. La politica della concertazione e l’assenza di conflitto sindacale hanno spostato i rapporti di forza a favore del padronato. Non a caso questo periodo è coinciso con la perdita dei salari reali in Italia del 2,9%, l’unico paese tra quelli Ocse.

Negli ultimi dieci anni, tuttavia, il peggioramento drammatico delle condizioni di vita dei lavoratori ha assunto dimensioni senza precedenti. Le legge “Fornero” ha trasformato il sistema previdenziale italiano nel peggiore d’Europa, il Job’s Act ha cancellato ciò che rimaneva dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e ha ulteriormente precarizzato il mondo del lavoro. Scuola e Sanità hanno subìto pesanti tagli; quest’ultima ha subìto un definanziamento di 37 miliardi di euro. La privatizzazione dei servizi pubblici si è approfondita mentre nei posti di lavoro c’è un aumento dei ritmi e dello sfruttamento senza precedenti. Il drammatico numero delle morti sul lavoro è una guerra contro i lavoratori. In questo processo la Cgil, nel migliore dei casi, si è limitata a un’opposizione virtuale.

Durante la pandemia i lavoratori sono stati trattati da carne da macello: soltanto l’azione spontanea dal basso con gli scioperi del marzo 2020 ha posto un freno alle pretese di Confindustria, che ci voleva immolati sull’altare della produzione a tutti i costi.

Oggi Draghi finanzia la spesa per gli armamenti aumentando i fondi al 2% sul Pil mentre taglia sul fondo del servizio sanitario nazionale lo 0,6% del Pil all’anno fino al 2025. Con una crescita dell’inflazione che non si vedeva da quasi 40 anni in Italia, concede briciole lasciando al palo i salari, mentre mediante lo strumento dei fondi europei regala miliardi di euro alle imprese con lo strumento del Pnrr.

La Cgil e la Uil hanno proclamato uno sciopero generale il 16 dicembre scorso, a legge di bilancio praticamente approvata, senza dare alcuna continuità alla lotta.

Non stupisce che la stessa segreteria nazionale della Cgil, allarmata, dichiari un importante calo del tesseramento, un trend che va avanti da un decennio, da quando dichiarava oltre 5,5 milioni di associati. L’ultimo dato risalente al 2020 era di poco superiore alla soglia psicologica di 5 milioni di iscritti. Ad oggi non è ancora noto il dato dei tesserati al 31 dicembre 2021.

Col documento alternativo intendiamo chiamare i lavoratori a pronunciarsi per un radicale cambio di strategia, di metodo e di programma, rispetto a quanto visto in questi anni. A passare dalla concertazione al conflitto, dall’attendismo a un serio piano di mobilitazioni per difendere salari, diritti, stato sociale, da una pratica sempre più verticista a una gestione democratica che dia la prima e l’ultima parola ai lavoratori e ai delegati.

Il congresso, inoltre, per quanto ci riguarda, sarà un’occasione per proporre al dibattito la centralità della rivendicazione di una nuova scala mobile dei salari, uno strumento che consentirebbe di adeguare, con dei meccanismi automatici, i salari all’aumento del costo della vita. Una parola d’ordine che, se avanzata dalla Cgil, ridarebbe tanto entusiasmo e voglia di lottare senza cui, davvero, non c’è futuro.

Mario Iavazzi

Coordinatore nazionale dell’Area d’alternativa in Cgil ‘Giornate di Marzo’