La democrazia? Inizia a scuola
Negli ultimi 40 anni abbiamo assistito alla demolizione di un modello, che ci parla di legalità e diritti: se ne è discusso durante la terza sessione dei lavori a Cinisi
La crisi delle democrazie occidentali è acutissima e lo sappiamo bene. Non tutti però hanno ben inteso che quella crisi comincia sui banchi di scuola, tra limitazione della libertà di insegnamento e problemi strutturali.
Katia Perna, insegnante catanese ed esponente dell’Assemblea nazionale Flc-CGIL, ha introdotto la terza sessione dei lavori all’hotel Magaggiari di Cinisi descrivendo ciò a cui abbiamo assistito negli ultimi 40 anni: “La demolizione di un modello che riguardava l’intera società”. Trasformare quel modello a partire “dalle competenze e dai luoghi comuni” punta a trasformare le scuole “in supermercati, con un’offerta formativa rivolta a clienti”.
Stiamo parlando sia dei contenuti dell’apprendimento (su cui ha concluso il suo intervento la docente catanese) sia della deriva classista argomentata da Michele Arena, autore del libro“Dipende dalla classe” (Il Margine editore), che ha spiegato come il quartiere o la famiglia di provenienza incidano eccome sulla qualità dell’esperienza scolastica, “ma non te lo dice nessuno: chi abbandona la scuola lo fa credendo di non essere in grado, non perché considera sbagliato il sistema”. Ecco allora che “a 12 anni impari già parole come ‘merito’, ‘profitto’, quando spesso ai bassi voti dei figli corrispondono bassi stipendi dei genitori”.
Sulla crisi del mondo-scuola si è poi soffermata la Dirigente scolastica del liceo ‘Bottoni’ di Milano Giovanna Mezzatesta, che però preferisce “essere chiamata preside”. Non certo per richiamare un’autorità ben conosciuta dagli studenti del secolo scorso, bensì “perché la preside ‘presidia’ varie cose, dalla legalità al diritto all’istruzione”.
Il discorso sul ‘merito’ è iniziato ben prima dell’insediamento del ministro Valditara, ha annotato Mezzatesta: “In troppi ritengono che tutti possano arrivare in cima perché tutti partiremmo dallo stesso punto, ma non è così”. Il tema dell’orientamento scolastico è inteso come scelta di classe: “A 13 anni si sceglie di fatto sulla base del mestiere che fanno i genitori e spesso alla fine della scuola media vengono prese decisioni sulla base di schemi predefiniti”.
Molti dirigenti scolastici sono intimoriti dall’andazzo politico corrente: “Alcuni – ha concluso la ‘preside’ lombarda – hanno interrotto collaborazioni con l’Anpi perché temono la circolare ministeriale che magari imporrebbe contraddittori insensati”. E’ come se, ha chiosato Katia Perna, “per parlare di Peppino dovessimo invitare anche la famiglia Badalamenti”.
Pa. Rep.
Pubblicato il 26 Maggio 2026
