Iran, quell’anomalia da cancellare

“Mentre è chiaro il disegno israeliano di distruggere il Paese, è del tutto nebuloso quello statunitense, perché i bombardamenti anche massicci non bastano a piegare quel Paese”

L’aspirante al premio Nobel per la pace Donald Trump era corrucciato dal fatto che gli è stato sottratto dalla sua ammiratrice fascista Machado, che però ha promesso di restituirglielo. D’altronde la sua irritazione è comprensibile, se si pensa che il Nobel è stato appunto dato alla Machado e a tanti altri famosi guerrafondai (anche Adolf Hitler è stato scelto, nel 1939, nella rosa dei candidati per il Nobel per la Pace).

Il volonteroso presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha cercato di consolarlo, creando un premio su misura proprio per lui, il primo “FIFA Peace Award” (Premio FIFA per la pace), consegnandoglielo a Washington, il 5 dicembre scorso, “per azioni straordinarie nel promuovere la pace” (forse quella eterna?). Confortato da tale designazione, Trump, orgoglioso di essere il più grande oligarca mondiale – dopo aver costruito il BoP (Board of Peace) anti-ONU, di cui lui è il chairman a vita, col potere esclusivo assoluto di veto e di interpretarne le norme a suo piacimento, facendo pagare un miliardo di dollari ai privilegiati, non eletti ma nominati da lui dietro ricompensa che intendono parteciparvi, ottenendo un’adesione entusiastica – ha deciso di proseguire nella sua opera pacificando, dopo il Venezuela, anche l’Iran, promettendo poi di proseguire con Cuba, che sta già strangolando con l’embargo al petrolio. Putin ha fatto sapere che pagherà quel miliardo con i soldi congelati in Europa, mettendo, data l’avidità di Trump, in aperta contraddizione Europa e Stati Uniti. Ma alcuni esperti di geopolitica vogliono portargli via il merito dell’attacco a Trump, sostenendo che il suo vero regista e l’unico che deciderà quando finirlo è Netanyahu.

Per comprendere il motivo dell’attacco all’Iran dobbiamo osservare due cose: i caratteri dello Stato iraniano ed i motivi dell’ostilità storica con gli Stati Uniti. L’Iran è uno dei pochi Paesi asiatici che non è mai stato colonizzato, ha una superficie di 1.648.000 chilometri quadrati (quasi metà dell’UE), con 90 milioni di abitanti, di cui la metà sono minoranze etniche, a partire dai curdi, che gli USA cercano di sobillare. È uno stato teocratico a religione di stato (come il Vaticano, Israele, l’Arabia Saudita e altri) e il principale stato sciita al mondo. La religione islamica prevede solo la Umma (madre), che unisce tutti i fedeli, senza distinzione di nazionalità e non distingue fra autorità politica e religiosa, sempre proveniente da Dio.

Il conflitto religioso, molto aspro fra sciiti e sunniti, ha ragioni dinastiche che risalgono alla morte di Maometto, nel 632 d.C., e mentre i sunniti prevedono la jihad offensiva (la guerra santa), gli sciiti ammettono solo quella difensiva. Gli sciiti hanno un’autorità suprema nell’Ayatollah iraniano, molto autorevole anche negli altri Paesi sciiti, i sunniti l’hanno persa con la caduta del sultanato nel novembre 1922, e dunque vi sono molte fazioni armate jihadiste salafite, che intendono ripristinarlo con la violenza. L’Arabia Saudita ha un regime salafita, estremamente rigido e nemico degli sciiti, ed è la patria di tutte le formazioni terroristiche salafite, come Al-Qaida e l’Isis.

Uno dei principali punti critici dell’Islam riguarda il ruolo delle donne che, sebbene nel Corano venga proclamata l’uguaglianza davanti a Dio, in varie sure e altri testi sacri, sono sottoposte all’autorità maschile, del padre o del marito, hanno un valore pari a metà di quello dell’uomo nella celebrazione della nascita, nelle testimonianze processuali, nell’eredità. Inoltre, varie sure del Corano attribuiscono al marito il diritto di picchiarle in caso di disobbedienza (Sura IV, vers. 34) e anche il diritto su di loro di morte (Sura IV, 15). La femminilità viene pubblicamente velata o mascherata, innalzando la differenza dei sessi ad architettura sociale. La condizione reale delle donne varia però notevolmente nei vari Paesi, per le diverse interpretazioni (spesso patriarcali) della Shari’a e delle differenti tradizioni culturali, che a volte contrastano con gli stessi diritti riconosciuti nei testi sacri. I fattori maggiormente discriminanti sono gli infanticidi selettivi alla nascita, le mutilazioni sessuali, la violenza sessuale, i rapimenti e matrimoni precoci e forzati, la limitata protezione legale, l’esclusione dalla vita pubblica, dall’istruzione superiore, dal lavoro e dalla libertà di movimento, dall’accesso ai servizi pubblici; sono sottoposte ad un tutore maschile (padre, fratello, marito od altri parenti), con la necessità del suo consenso per viaggi, lavoro o cure mediche.

Secondo i più recenti rapporti internazionali (Indice Donne, Pace e Sicurezza 2023/2024, World Economic Forum 2024/2025, Thomson Reuters Foundation), la condizione delle donne varia notevolmente, ma i Paesi peggiori sono Afghanistan, Somalia, Yemen, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Siria, Repubblica Centrafricana, Pakistan, Mali, India, Haiti, Ciad, Guinea. Mauritania e Nigeria. Nonostante alcune limitazioni, l’Iran non fa parte di queste classifiche, e le donne sono costrette a indossare il hijab, che è un foulard che copre capelli e collo, ma vanno a viso scoperto (diversamente dai molti Paesi dove sono costrette a indossare il niqāb, che lascia scoperti solo gli occhi, o addirittura il burqa che copre perfino gli occhi). Sebbene le donne vi soffrano delle limitazioni certo inaccettabili, l’esclusione dell’Iran da questa classifica deriva dal fatto che vi sono restrizioni più lievi, e le donne iraniane sono docenti universitarie, professioniste e guidano perfino gli aerei di linea della compagnia di bandiera ed alcune ne sono anche comandanti, come pure hanno cariche militari. In Arabia Saudita, che è paese sunnita più importante in Medio oriente ed è, nonostante gli elogi a pagamento di Renzi, una dittatura brutale e repressiva, i diritti umani vengono calpestati, ma è una stretta alleata di Trump, economicamente e militarmente; e nonostante le recenti liberalizzazioni, le donne qui soffrono ancora di limitazioni assai peggiori.

Dunque, il miraggio di essere liberate da Trump, specie dopo la vicenda dell’Afghanistan, è solo una pia illusione, anche perché Trump ha chiaramente dichiarato che il suo obiettivo non è quello di instaurare la democrazia, ma di avere a capo del regime una persona disponibile a soddisfare le sue richieste soprattutto economiche, come è avvenuto in Venezuela. E’ comunque un fatto non nuovo, se si pensa alla Dottrina Kirkpatrick, che affermava che i regimi dittatoriali amici (come ad esempio in Cile) sono preferibili a quelli democratici, troppo indipendenti, perché “sono sì dittatori, ma sono i nostri dittatori”. Del resto, è del tutto improbabile trovare una sensibilità femminista in una persona intima amica del pedofilo Epstein, con migliaia di riprese compromettenti.

Trump ha stipulato accordi per 320 Mld di dollari per forniture di armi, gradite al complesso militare-industriale USA, dando in cambio il via libera agli “amici” sauditi per continuare le loro stragi in Yemen, e isolare il Qatar, colpevole di voler essere troppo indipendente.

Dobbiamo anche capire quale sia la ragione della ormai ultradecennale avversione degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, per cui l’establishment e i media Usa considerano la Repubblica Islamica il Paese più pericoloso del pianeta. C’è chi vi ha visto, come per Israele, una motivazione biblica, perché Trump appartiene a quei sionisti cristiani che sono una lobby potente negli USA. Il comandante di un’unità militare USA ha detto ai sottufficiali che “la guerra in Iran fa parte del piano di Dio” e che il presidente Donald Trump è stato unto da Gesù per accendere un segnale di fuoco in Iran e provocare l’Armageddon che produrrà il suo ritorno sulla Terra. Ma di fatto, sostiene Noam Chomsky, gli USA e Israele non possono tollerare una potenza indipendente in una regione che essi pretendono di dominare.

L’ostilità statunitense risale a quando Mohammad Mossadeq, il Primo Ministro democratico iraniano colpevole di voler nazionalizzare le risorse petrolifere dell’Iran, era stato rimosso dall’operazione Ajax, un colpo di stato della CIA, e poi gli USA hanno sostenuto per 28 anni Reza Pahlavi, un brutale dittatore che regnava torturando e uccidendo ogni oppositore con la sua polizia segreta, la Savak, fino alla rivolta popolare del 1979, sotto la guida dell’Ayatollah Khomeini. Poi gli Stati Uniti hanno spinto Saddam Hussein, intervenendo al suo fianco, nella guerra contro l’Iran, inviando addirittura degli ingegneri nucleari per favorire un suo programma atomico.

Trump ha tentato di giustificarsi dicendo che la produzione di atomiche iraniane era imminente, smentito dal Pentagono che riteneva che tale programma non venisse perseguito e che comunque fosse lontano anni, ignorando inoltre il fatto che Israele possiede, secondo alcune stime, da 300 a 400 bombe nucleari, mai denunciate per evitare controllo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA/IAEA), che invece controlla regolarmente gli impianti iraniani, affermando che non ne è in vista la produzione in quel Paese.

Mentre è chiaro il disegno israeliano di distruggere il Paese, è del tutto nebuloso quello statunitense, perché i bombardamenti anche massicci non bastano a piegare quel Paese. E un intervento di terra, prima promesso e poi smentito da Trump e che ha visto il netto dissenso dei suoi comandanti militari, data la profondità territoriale dell’Iran, impegnerebbe gli USA per anni, con scarse possibilità di vittoria, distruggendo nel frattempo l’economia mondiale per la mancanza di carburante. Senza contare che si rischierebbe una vera e propria guerra civile negli Stati Uniti. In ogni caso, questa avventura è il segnale d’una campana a morte alle future elezioni di Trump, quelle di medio termine e soprattutto quelle politiche, alle quali Trump non può partecipare per la Costituzione, avendo già fatto due mandati; ma alle quali ha già annunciato di voler concorrere, preannunciando in tal modo una sorta di colpo di Stato.

Giancarlo Saccoman

Pubblicato il 16 Marzo 2026