“Interrompere l’escalation bellica”

Pubblichiamo il testo dell’appello di #paceproibita, diffuso dagli organizzatori dell’iniziativa dello scorso 2 maggio

“Onorevoli signore e signori,

siamo un gruppo di giornalisti, artisti e intellettuali sinceramente convinti che la decisione di inviare armi in Ucraina sia una scelta sbagliata. Condanniamo l’invasione senza se e senza ma. Siamo dalla parte del popolo ucraino, dei civili massacrati o in fuga dalla guerra.

La nostra iniziativa “Pace Proibita” ha coinvolto in diretta 400 mila spettatori; e, grazie alla Rete, più di un milione di persone l’hanno commentata e condivisa.

C’è tra noi chi sostiene la non violenza come principio e chi approva l’uso delle armi per legittima difesa. Tutti, però, concordiamo sulla necessità di interrompere una escalation che minaccia di ferire mortalmente il mondo e la specie umana.

Le conseguenze della guerra saranno assai gravi per la parte più debole degli italiani, già impoverita dalla pandemia, scaveranno un baratro tra ricchi e poveri, affameranno l’Africa e creeranno una nuova ondata di migranti che si spingeranno verso le nostre coste in cerca di pane.

Il Parlamento dovrebbe discutere di tutto questo e non esprimere un silenzio assenso su una decisione assunta dal governo in maniera burocratica che ci rende di fatto partecipi di attività belliche senza nemmeno consultare i rappresentanti del popolo.

Il nostro Paese, che ospita Papa Francesco, offrendo tutto l’aiuto di cui è capace all’Ucraina ma senza inviare armi, potrebbe svolgere un ruolo di primo piano nel costruire la Pace.

La Rai ha ignorato il nostro evento e la nostra protesta, si è dato come ruolo non quello di informare ma di costringere gli italiani a cambiare il loro parere su questa guerra. I telegiornali sono a senso unico. Si parla addirittura di impedire la partecipazione di ospiti contrari all’escalation militare nei talk show. Mai l’informazione della Rai è stata così uniforme, così schierata con il governo, così prossima alla comunicazione. Il diritto degli italiani a essere correttamente informati è menomato.

Noi non riteniamo che il Servizio Pubblico si riduca a dare voce a qualche parere contrario al governo. Chiediamo esposizione dei fatti da diversi punti di vista, notizie, reportage, analisi, approfondimenti. Siamo per la piena autonomia dei giornalisti e degli autori della Rai. Vorremmo che il fiume di immagini di dolore si accompagnasse al chi, dove, come, quando e perché.

Il contratto di servizio impone alla Rai di essere pluralista ma l’opinione pubblica contraria all’invio di armi è sottorappresentata e le continue polemiche di esponenti della maggioranza di Governo contro chi è contrario limitano la libertà d’espressione. Si può essere pluralisti senza rappresentare l’opinione pubblica contraria all’invio di armi? È questa oggi la vera dialettica democratica tra maggioranza e opposizione.

Ci si scandalizza dei giornalisti russi che nei talk show italiani manifestano la loro fedeltà al regime; e i giornalisti della Rai critici quanti sono su 1.700? Se ci sono, perché non si esprimono?

Numerose ricerche segnalano che un numero crescente di cittadini esprime sfiducia nei confronti dell’informazione; e questa sfiducia non può che danneggiare la qualità della democrazia.

Ci rivolgiamo a voi per chiedervi di aprire un dibattito nelle forme che riterrete più opportune, di riunire urgentemente la Commissione Parlamentare di Vigilanza, di commissionare un sondaggio a Istituti indipendenti per conoscere il giudizio degli spettatori sui telegiornali e sull’informazione prodotta dalla Rai.

Se, come pensiamo, dovesse emergere una forte insoddisfazione del pubblico sarebbe dovere della politica intervenire sui vertici della Rai per chiedere un riequilibrio. Invieremo anche all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni la nostra lettera per chiedere un suo intervento. E resteremo a disposizione per qualunque necessità di un nostro contributo.

Non siamo un Paese in guerra. Non possiamo in nome dell’emergenza limitare la democrazia parlamentare e contemporaneamente l’informazione pagata da tutti. Così si costruisce un muro tra la politica, i partiti e la gente. Noi quel muro vogliamo abbatterlo”.