Gli immigrati: la solita scusa per nascondere i fallimenti
Chi parlava del pericolo delle cavallette, alla luce di quello che sta succedendo, era un ottimista. Questo governo è allo sbando e fa sbandare il Paese.
Non vogliamo neanche parlare dei pasticci giornalieri più o meno gravi o grotteschi, dall’amante di Piantedosi alla Minetti graziata, da ultimi. Si potrebbe aggiungere il pasticcio della biennale, quello del Direttore Venezi, quello degli arbitri e del disastro della Nazionale. Tutti casi in cui il governo c’entra eccome: visto che si sono intestati il successo delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, allora occorre farlo anche per gli svariati fallimenti.
Aveva un’occasione, il governo, con il Decreto del 1°Maggio: poteva varare una misura semplice ed importante, finalizzata a proteggere almeno in parte i salari italiani (che sono i più bassi d’Europa e per giunta i più esposti alla crisi attuale di stagnazione economica e di ripresa drammatica dell’inflazione). Invece ha presentato un decreto ‘riscaldato’, con incentivi destinati alle imprese che assumono, in una fase in cui il problema è il raddoppio delle ore di CIG. Varando il cosiddetto “salario giusto”, che fa impallidire la famosa dichiarazione sull’“abolizione della povertà”.
Un’occasione persa, insomma. Proprio mentre tutto intorno sembra crollare, non soltanto in politica internazionale con i rovesci di Trump e le guerre che si moltiplicano. Ma anche in ambito economico, con il clamoroso obiettivo mancato di contenere il deficit sotto il 3% del PIL, e in materia di riforme, con il fallimento della Autonomia differenziata prima e del referendum sulla giustizia poi.
L’ obiettivo più decantato nella finanziaria di quest’anno era infatti quello di rientrare sotto il 3% del PIL come disavanzo di bilancio, in modo da uscire dalla procedura d’infrazione dell’Europa, che penalizza le nostre finanze pubbliche. Peraltro, questo obiettivo ci avrebbe consentito, nella prossima Finanziaria, di poter sforare i parametri del patto di stabilità che impegna tutti i paesi membri dell’Unione Europea per quanto attiene le spese militari. Che, altrimenti, devono essere sostenute con le coperture di bilancio e quindi tagliando su altri capitoli di spesa sociale. Quell’obiettivo è fallito ed è patetico che Meloni cerchi di prendersela con i governi precedenti che hanno istituito il Superbonus.
Appare ancora più stupefacente che i commentatori (giornalisti, politologi ed economisti) glielo lascino dire ancora per l’ennesima volta. Dopo quattro anni di governo, dopo quattro Finanziarie. Il riferimento al Superbonus è infatti totalmente fuori luogo, perché se è vero che incide sul disavanzo, è altrettanto vero che incide sul PIL. E siccome il 3% è la percentuale del disavanzo sul PIL, incidendo sui due fattori, non altera la percentuale. Basterebbe ricordare ciò per tacitare certe voci e smascherare il fallace ragionamento della premier.
Ma c’è di più. Perché, come è stato più volte dimostrato, tutti i partiti di questa maggioranza non soltanto non si sono opposti al Superbonus, ma ognuno ha messo un “più uno” ed è stato persino prorogato oltre la prima scadenza, riferita alla difficile congiuntura del Covid-19.
Inoltre, ammesso e non concesso che tale misura abbia avuto un’incidenza negativa, essa era conosciuta già nel momento in cui è stata approvata la scorsa Finanziaria. Quindi il governo avrebbe dovuto sapere che l’obiettivo di stare sotto al 3%, che il governo si è autoimposto con ostentata sicurezza, non poteva essere raggiunto.
Qual è dunque la verità? Che l’obiettivo è stato mancato per circa un miliardo di maggiori spese, totalmente improduttive, per un vero e proprio spreco di denaro pubblico: esattamente quello che è stato buttato in Albania con i centri di detenzione per stranieri.
Se aggiungiamo che, da quando governa l’attuale esecutivo, i salari hanno perso l’8% del loro potere d’acquisto, a fronte di prezzi che salgono, di una gravissima crisi energetica, dell’aumento delle tasse, della povertà che aumenta, mentre la produzione industriale mostra il segno ‘meno’ ormai ininterrottamente da 34 mesi e la sanità pubblica è sempre più allo sfascio… ecco allora che il governo ha uno straordinario bisogno di identificare un capro espiatorio. E il miglior argomento da agitare politicamente è quello dell’immigrazione, con tutto il portato di odio razziale e di primato della “sicurezza”.
Siamo ormai al quinto decreto in quattro anni, e siccome ogni giorno che passa il malcontento sociale aumenta, così come cresce la critica al governo e diminuiscono i consensi alla maggioranza ed alla premier… addirittura viene rinforzato il contenuto repressivo ed oppressivo delle misure varate. Ricorrendo ad un emendamento ‘forte’ che introduce un meccanismo perverso utile a propagandare una nuova parola d’ordine: “remigrazione”.
In realtà, neanche il termine “remigrazione” è nuovo, ma non ha lo stesso significato che gli vogliono dare le destre sia in Italia che altrove. La “remigrazione” esiste già: tantissimi migranti, dopo una vita di lavoro, decidono di tornare al loro paese: è un diritto, così come è un diritto migrare. Entrambe queste scelte devono essere volontarie. Se invece vengono imposte, allora si chiamano diversamente: “deportazione” o “rimpatrio”.
La deportazione è vietata dalle norme internazionali e nazionali, ma anche i rimpatri possono essere fatti solo con determinate garanzie per i diritti umani, con accordi con i paesi di origine (a meno che non siano volontari).
La norma contro gli immigrati scritta nell’ultimo decreto sicurezza è di una oscenità inaudita; del resto, questo governo si è fatto approvare dal Parlamento 127 decreti, di cui 115 con il voto di fiducia. In sostanza, come ci hanno raccontato le cronache in queste settimane, vorrebbero arruolare gli avvocati nella loro guerra razzista.
Ma non si tratta di una novità. Ci hanno già provato in passato con i decreti sicurezza varati dal ministro Maroni, che volevano arruolare, in quella circostanza, i medici, obbligandoli, contro il loro giuramento d’Ippocrate, a denunciare gli immigrati irregolari che si presentavano per essere curati. Volevano arruolare anche gli insegnanti, che avrebbero dovuto denunciare i genitori irregolari dei bambini che si iscrivevano alla scuola dell’obbligo.
Poi, con i decreti Sicurezza del ministro Salvini, si voleva arruolare addirittura ‘Medici Senza Frontiere’ nella difesa dei confini, provando a trasformarli in Guardiani Delle Frontiere…
Con quale sfrontatezza si può parlare di buon senso per queste norme che squarciano i principi primari della Costituzione?
Se la scelta dell’immigrato, di essere rimpatriato, è effettivamente volontaria, l’avvocato non c’entra nulla; se invece quella scelta è il frutto di un raggiro dell’avvocato, allora significa che il rimpatrio non è volontario, bensì è il frutto dell’assenza di difesa legale e di assistenza, tramutandosi in una violazione della Costituzione, oltre che del buon senso.
Al contrario, il diritto che deve essere assicurato è quello all’assistenza legale, per la richiesta di asilo e, nel caso non ne sussistano i requisiti, per verificare se esistano le condizioni per evitare il rimpatrio. Si tratta dunque di un’assistenza che si pone come controparte dell’autorità che vorrebbe espellere. Se l’avvocato invece venisse meno al suo mandato di patrocinio di assistenza all’immigrato, commetterebbe il reato di “patrocinio infedele”.
Il “buon senso” di cui parla la premier, semmai, avrebbe dovuto suggerire di rendere più convincenti i rimpatri volontari, aumentando in modo consistente i benefici da elargire all’immigrato, per poi inserirlo in un circuito virtuoso di formazione linguistica e professionale, propedeutico ad un reingresso regolare futuro, con le giuste credenziali.
E’ stato poi presentato dal governo un decreto correttivo per “mettere una pezza” agli aspetti più palesemente incostituzionali, ma l’impianto generale dell’ennesimo decreto sicurezza rimane lo stesso: punire e vessare gli immigrati. Se da una parte, grazie all’intervento del Presidente della Repubblica, si è evitata la grave discriminazione finalizzata ad incentivare soltanto il lavoro dei legali che lavorano per gli interessi del governo, è rimasto comunque un disincentivo a difendere l’immigrato.
Comunque, contro questo decreto sicurezza si è sviluppato una forte mobilitazione di protesta e sarebbe auspicabile che il movimento non disarmasse e si predisponesse a promuovere un referendum abrogativo.
Ormai, al quinto decreto sicurezza, è abbastanza evidente che questi decreti non aumentano la sicurezza, ma al contrario alimentano la paura, l’odio e la percezione d’insicurezza, di cui le destre si giovano in termini di consenso.
Vale altrettanto per quanto riguarda l’assillante campagna sui pericoli dell’antisemitismo. Il quale è stato storicamente un fenomeno di odio popolare verso una comunità minoritaria, alla base della Shoah, ossia del genocidio degli ebrei perpetrato dal nazifascismo.
Per i nazifascisti l’odio razziale era un argomento propagandistico e quasi motivazionale, contro un popolo identificato come vittima sacrificale nel terribile ingranaggio della macchina da guerra hitleriana, il cui obiettivo primario era quello d’imporre con la forza la propria supremazia sul mondo. Ci sarà pure qualche atto di violenza contro gli ebrei, oggi, ma si tratta di atti isolati ad opera di singole persone farneticanti e fuori di testa. A fronte di un fenomeno di protesta collettiva contro lo Stato d’Israele che esercita tutta la sua potenza bellica e la sua ferocia contro il popolo inerme di Gaza e della Palestina.
Se oggi uno studioso scevro da pregiudizi, volesse trovare nel presente un fenomeno di odio razziale e di persecuzione di un popolo indifeso e senza Stato da paragonare all’antisemitismo nazista, direbbe, ‘mutatis mutandis’, che si tratta esattamente di quello Israeliano contro i Palestinesi, con la complicità, l’indifferenza, la reticenza e l’impotenza di gran parte del resto del mondo.
Se si volessero rintracciare nella società moderna globale e mondiale i prodromi di una campagna d’odio razziale simile a quella contro gli ebrei, molto probabilmente la si individuerebbe anche nell’odio contro gli immigrati, qualificando tutti quei decreti Sicurezza come delle pseudo leggi razziali. Infatti, uno dopo l’altro, oltre alle norme di diritto differenziato e di cittadinanza inferiore, quei decreti si arricchiscono sempre di più di norme persecutorie contro le persone immigrate, senza Stato, senza voto e senza cittadinanza.
Pietro Soldini
Pubblicato il 4 Maggio 2026
