“Da Cinisi la traccia per il futuro”. Intervista ad Adriano Sgrò

Quattro giorni densi di iniziative: due giorni di dibattito sui temi dell’attualità (non autosufficienza, istruzione, lavoro), prima dell’assemblea nazionale di ‘Democrazia e Lavoro’ (“verso il XIX Congresso Cgil”) e dell’appassionato ricordo di Peppino Impastato, lungo la giornata della memoria, il 9 maggio, che ritrova nuova linfa ogni anno.

“Torniamo a Cinisi – osserva Adriano Sgrò, Coordinatore nazionale di ‘Democrazia e Lavoro’, introducendo la chiacchierata con Progetto Lavoro sui temi dell’attualità politico-sindacale – per recuperare un’esperienza politica, etica e sociale contro la lotta al malaffare e i soprusi, cercando di rendere la nostra Area in linea con quell’impianto, che è teorico e pratico”. Il secondo obiettivo, che si rinnova ogni anno, “è ridurre la distanza tra il movimento di Peppino e la Cgil: dopo tanti anni ci siamo riusciti e la nostra organizzazione partecipa attivamente alla manifestazione del 9 maggio”.

Le manifestazioni in ricordo di Peppino Impastato sono coincise, quest’anno, con l’inizio del Congresso della Cgil.

Sì, il XIX Congresso si colloca in un momento particolare: viviamo una forte crisi della rappresentanza politica e sociale e una fase di grande difficoltà internazionale economica e finanziaria, in tempo di guerra; una difficoltà che investe la politica internazionale e la produzione capitalistica, che ancora sconta gli effetti della pandemia, facendola pagare al mondo del lavoro.

Come risponderà ‘Democrazia e Lavoro’ al tema della crisi in vista dell’appuntamento congressuale?

Noi di ‘Democrazia e Lavoro’, insieme all’area di ‘Riconquistiamo tutto’, elaboreremo una proposta congressuale per una nuova linea programmatica dell’Organizzazione, capace di produrre temi e idee a beneficio di tutta la Cgil. Vorremmo caratterizzare il dibattito affinché le nostre idee possano divenire le idee di tutta la Confederazione. Non incentreremo la discussione sul gruppo dirigente, benché non ci nascondiamo certo che andrebbe modificato il modo in cui si rapporta con la base. Vogliamo caratterizzarci sulla linea politica dell’Organizzazione e pensiamo di collocare la nostra proposta dentro due linee di fondo, che rappresentano gli elementi che daranno il titolo al documento congressuale.

Qual è prima “linea di fondo”?

Vogliamo offrire una prospettiva legata al ritorno alle radici del movimento operaio e sindacale, indebolite e talvolta dimenticate; vogliamo riproporre un sindacato vicino ai luoghi di lavoro e capace di trasformare la società in nome dell’emancipazione dei lavoratori e dei cittadini.

E il secondo cardine della proposta?

Il ritorno ad una radicalità propositiva. La Cgil deve riprendere un percorso per caratterizzarsi come sindacato di classe, là dove lotta e conflitto si rivelano utili anche a recuperare concetti di rango costituzionale a proposito della crisi straordinaria dei processi democratici. Dove il conflitto si è ridotto sono peggiorate le condizioni di lavoro, in termini di tutele, di abbassamento dei salari e di capacità di esercitare agibilità sindacale, determinando conseguenze negative sui processi economici e sulla redistribuzione della ricchezza, nonché incidendo negativamente anche sulle agibilità democratiche.

Lo scorso dicembre sembrava si potesse portare tutta l’Organizzazione ad “impugnare” certe parole d’ordine, con lo sciopero generale…

Invece lo sciopero è rimasto senza continuità, a discapito della necessità di valorizzare le istanze del conflitto sociale. Si trattò di uno sciopero proclamato tardivamente rispetto alla presentazione dalla legge di bilancio. Ma è ancor più stupefacente notare che numerosi dirigenti sindacali hanno partecipato al balletto politico sulla facoltà o meno di poterlo indire, lo sciopero; quasi dovessero giustificarsi. Mentre ricorrervi è essenziale per determinare la qualità della democrazia di un Paese. Nella critica all’aggressore Putin, per inciso, rimarchiamo tra l’altro il fatto che il diritto di sciopero in Russia non è garantito.

Veniamo al documento congressuale: come intendono muoversi le due Aree?

Il documento congressuale sarà alternativo alla linea attuale della Cgil ma si propone l’obiettivo di governarla. Con ‘Riconquistiamo tutto’ abbiamo già costruito una serie di iniziative criticando vari pronunciamenti, non accettando ad esempio la ripresa dei licenziamenti prima della fine della pandemia, e votammo contro quella decisione assunta dall’Organizzazione. Chiediamo inoltre alla Cgil di mettere in campo un grande sciopero generale capace di porre all’attenzione la fine della guerra, deplorando la titubanza di chi ha paura di essere tacciato come filo-putiniano, dopo che tutti insieme abbiamo giudicato in modo drasticamente negativo l’intervento diretto dell’Italia nel conflitto bellico in Ucraina: è in atto uno scontro tra due grandi potenze e la Cgil non deve schierarsi.

Da questo punto di vista, i sondaggi degli ultimi due mesi hanno messo in luce il disagio di tanti cittadini palesemente contrari alla guerra e all’invio di armi da parte dell’Italia…

Il Paese è contrario alla guerra e noi intendiamo valorizzare quella posizione non tanto per motivi di carattere ideologico, pur evidenti se pensiamo all’articolo 11 della Costituzione; la valorizziamo soprattutto perché sappiamo bene che ogni conflitto determina distruzione e morte, ponendo i lavoratori gli uni contro gli altri in una contesa tutta interna all’assestamento del sistema di produzione capitalistico. Basta vedere cosa sta succedendo in Borsa: la guerra non “parla” soltanto con bombe, morti e profughi; la guerra è speculazione, contro i poveri e contro i lavoratori.

Il drammatico contesto internazionale va dunque ad acuire una situazione già di per sé drammatica…

I dati Ocse ci dicono che i salari italiani in quindici anni si sono abbassati di due punti mentre avanza la proletarizzazione del ceto medio ed è aumentata la divaricazione nella distribuzione dei redditi. L’azione sindacale per sottoscrivere i contratti nazionali si è indebolita e non agisce sulla redistribuzione della ricchezza. Accanto al fallimento delle politiche fiscali, che tendono ad abbandonare il proporzionalismo.

Qual è il ruolo del sindacato, e specificamente della Cgil, in risposta al quadro che delinei?

La Cgil si mostra debole nel denunciare una situazione oggettivamente grave e ha progressivamente perso un ruolo di primo piano. Ad esempio, sul PNRR le nostre richieste di avviare tavoli vengono puntualmente disattese. Quando poi arrivano le convocazioni, abbiamo a disposizione tempi ridottissimi e non ci viene consentito di poter discutere la formazione delle leggi di bilancio, così come non riusciamo in alcun modo ad indirizzare la discussione sull’utilizzo dei miliardi che si spostano da un lato o dall’altro e che vanno verso le imprese.

Accennavi all’inizio anche a problemi di natura organizzativa. Come intervenire su quel terreno?

Le nostre proposte congressuali sono volte ad intervenire sulla Cgil affinché possa strutturarsi diversamente. Ci sono tanti compagni e compagne sfiduciati, e se torniamo per un attimo al precedente Congresso vale la pena ricordare che ‘Democrazia e Lavoro’ si batté su due questioni: il rispetto della nostra storia e del nostro Statuto, non accettando la logica di schieramento dei vari “capi”, e la necessità di riaffermare spazi di democrazia per la dialettica e il dissenso dentro le Aree programmatiche. Avanzammo inoltre la ferma contrarietà alle misure dell’allora governo nei confronti della crisi e ritenevamo debole, contestandola, l’impostazione post-ideologica condivisa anche dalla segreteria nazionale della Cgil. Il modello sindacale seguito negli ultimi anni non ha dato i risultati sperati. Eppure la scarsa autonomia dal quadro politico ha trovato conferme anche verso il governo Draghi, che – per dirne una – ha nominato Brunetta ministro, contro la Cgil. Abbiamo inoltre bisogno di meno verticismo nell’Organizzazione; servono più risorse ai territori e non soltanto sui servizi e occorre riconoscere centralità politica ai luoghi di lavoro; per farlo, occorre rimettere in discussione certe logiche dell’apparato burocratico, fornendo risposte alla domanda di rappresentanza che arriva dai territori.

Chiudiamo con qualche cenno sui temi che dovranno caratterizzare il documento congressuale di ‘Democrazia e Lavoro’ e ‘Riconquistiamo tutto’.

Riduzione dell’orario di lavoro, politiche salariali e sulle pensioni, e su scuola, sanità, sicurezza, privatizzazioni/delocalizzazioni. Inoltre, più democrazia e dialettica sindacale. Il Congresso può servire a ricostruire il Movimento, dentro e fuori la Cgil, a riavvicinare i giovani, a ricostruire una sinistra sindacale nel Paese, auspicando una politica di sinistra non più frastagliata. Ma rappresenta soprattutto una grande occasione per il mondo del lavoro, che ha bisogno di un riscatto civile, sindacale e politico.

A cura della redazione di ‘Progetto Lavoro’