Autonomia differenziata: la Cgil dice ‘no’

Il ministro Calderoli è stufo. Così ha dichiarato nelle due interviste rilasciate nei giorni scorsi alla Stampa e al Corriere della Sera. A stizzire il titolare del dicastero per gli Affari Regionali sarebbero “le critiche superficiali” al progetto di autonomia differenziata voluto dalla Lega ma, pare, non particolarmente amato neppure dalle altre forze di maggioranza, compreso il partito della presidente del Consiglio, Fratelli d’Italia. A tratti, il tono di Calderoli è apparso persino minaccioso, pronto a passare alle denunce, perché “nessuno può azzardarsi di accusarmi di tradire la Costituzione sulla quale ho giurato, spaccare il Paese lo sarebbe”.
In effetti, alcuni hanno già definito la riforma Calderoli “lo Spacca-Italia”; così i timori che le norme andranno a penalizzare il Meridione hanno preso corpo nell’iniziativa dei sindaci del Sud: in 55 hanno scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Amministratori locali di centrodestra, centrosinistra, del Movimento 5 Stelle e di coalizioni civiche hanno chiesto all’unisono al capo dello Stato di fermare quel progetto.

I numeri
Nel frattempo i numeri hanno anche sfatato il vecchio mito leghista che vedeva nel Sud un pozzo nero che drena – e spreca – le risorse pubbliche. Non è affatto vero che lo Stato dà più al Mezzogiorno rispetto al Nord produttivo. Anzi, a studiare le cifre pubblicate dall’Agenzia per la Coesione territoriale, la spesa pubblica pro capite è più alta proprio nelle regioni settentrionali: poco meno di 19 mila euro in Lombardia, poco meno di 18 mila euro in Piemonte; 16 mila euro in Veneto; mentre al Sud la Sicilia si attesta attorno ai 14 mila euro, la Calabria a 15 mila euro e la Campania a 13.700 euro. Le stime per il 2023 vedono addirittura un allargamento del divario: complessivamente 200 miliardi di euro per il Sud, 550 miliardi per il Centro-Nord.

La posizione della Cgil
La Cgil ha ripetutamente espresso le proprie preoccupazioni e la contrarietà “a ogni ipotesi di riconoscimento di autonomia che comporti una differenziazione della esigibilità dei diritti e del rispetto dei principi fondamentali e che cristallizzi i divari esistenti”. Per il sindacato di Corso d’Italia sarebbe il momento “di dare piena attuazione ai principi fondamentali della Costituzione garantendo l’uguaglianza sostanziale dei cittadini in ogni regione”.

Collettiva ha raccolto qui le riflessioni dei segretari generali delle Cgil regionali di Veneto, Lombardia, Sardegna, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia.

Emilia Romagna: accresce la disparità tra cittadini
Massimo Bussandri, segretario generale della Cgil Emilia Romagna, spiega: “L’autonomia differenziata per noi non è un’opportunità, è una preoccupazione, perché differenzia i cittadini dello stesso Paese rispetto all’esigibilità dei diritti e al rispetto di principi costituzionali fondamentali, perché cristallizza i divari esistenti fra i territori, perché disarticola l’unità del sistema d’istruzione che invece è fondamentale se vogliamo che la nostra scuola non formi soldati del lavoro, ma prima di tutto intelligenze critiche e spiriti liberi, capaci di costruire un futuro migliore di quello che noi stiamo lasciando alle nuove generazioni. L’autonomia differenziata, infine, per noi è una preoccupazione perché non c’entra nulla con la nostra storia, con la storia solidale dell’Emilia Romagna”.

Lombardia: a rischio la sanità pubblica
“Per quanto mi riguarda anche solo il concetto di ‘autonomia differenziata’ è da respingere in modo categorico. – precisa Alessandro Pagano, alla guida della Cgil Lombardia – Stiamo, infatti, già misurando sulla nostra pelle cosa significhi aver regionalizzato i sistemi sanitari. Nella nostra regione si è andati molto oltre ciò che è previsto dal titolo V della Costituzione, arrivando a una sostanziale equivalenza tra sistema pubblico e privato laddove non si fanno distinzioni nell’indirizzare i fondi che quindi vanno a finanziare indifferentemente il pubblico o il privato convenzionato; ma le imprese private non hanno gli stessi vincoli né le stesse priorità di un sistema sanitario pubblico universale. Questo comporta che non c’è competizione e che il privato riesce a fornire servizi apparentemente ben organizzati ma solo a chi è in grado di permetterseli selezionando cosa è redditizio e cosa non lo è, mentre il pubblico viene sempre più impoverito a discapito della collettività che viene indotta a rilevarne inefficienze e malfunzionamenti. È un esempio concreto già sotto i nostri occhi, ed è la ragione per cui considero qualunque ulteriore passo verso l’autonomia – che si tratti della versione becera di Calderoli o di altre più soft – un pericolo per la tenuta delle politiche pubbliche nazionali. Non conviene a nessuno affidare i diritti della cittadinanza al mercato perché quest’ultimo è sensibile solo a convenienze, profitti e ritorni su investimenti. Ed è chiaro che un minuto dopo l’approvazione dell’autonomia differenziata ci troveremo davanti a un processo di privatizzazione selvaggia che comporterebbe non coesione ma distruzione sociale in settori cruciali come la sanità. l’istruzione o, anche, il mercato del lavoro”.

Puglia: divide il Paese
“L’insistenza del ministro Calderoli nel portare avanti una bozza di autonomia differenziata che è stata elaborata senza un confronto nel Paese e fino ad ora nello stesso Parlamento, va contrastata in ogni modo”. È il commento di Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia – Incredibile poi che un rappresentante del governo definisca calunnie il giudizio politico che arriva convergente da larghi strati della società, siano rappresentanti istituzionali, sindacalisti, economisti, giornalisti. Correremo il rischio della querela ma continuiamo a dire che quel disegno di autonomia ha un portato egoistico e divisivo, vessatorio nei confronti di quei territori dove non è garantita uniformità nell’esigibilità di diritti costituzionali, dalla salute all’istruzione alla mobilità, cosa che dovrebbe prescindere da dove si nasce o si sceglie di vivere”.

Sardegna: aumenta le disuguaglianze
“L’Italia ha bisogno di coesione e di unità, non di nuove disuguaglianze. – ribadisce Fausto Durante, segretario generale della Cgil Sardegna – La Repubblica è una e indivisibile, come dice solennemente la Costituzione, non un patchwork di aree e territori diversi e semplicemente giustapposti. Per questo, il progetto di autonomia differenziata di cui si sta discutendo è l’esatto contrario di ciò che serve al Paese e, a maggior ragione, a una regione autonoma e a statuto speciale come la Sardegna. Qui, infatti, nel rispetto dei peculiari tratti culturali e identitari del popolo sardo, occorre un quadro di regole in grado di assicurare il rispetto di diritti fondamentali oggi non più garantiti, a partire da quelli alla salute e alla mobilità interna ed esterna. Serve un progetto unitario di paese, non una presunta autonomia che favorisce solo la secessione delle regioni ricche e accentua le divergenze economiche e territoriali”.

Sicilia: l’istruzione è in pericolo
“Il pericolo fondamentale che noi ravvisiamo nella riforma Calderoli è che vengano meno le risorse per servizi essenziali come istruzione e sanità. – denuncia Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia – Partiamo già oggi da una condizione nella quale in Sicilia vi è una spesa pubblica pro capite di 1400 euro a persona contro i 1900 euro del resto del Paese. Il nostro dato iniziale, perciò, è una spesa pubblica che è già inferiore al resto d’Italia e se, come ci dice la ragioneria dello Stato, una volta che le Regioni avranno accettato le 23 competenze, ben 21 miliardi di euro si sposteranno da Sud a Nord, noi finiremo per perdere risorse non destinate allo sviluppo ma, ancora prima e ancora peggio, necessarie a garantire i diritti fondamentali della cittadinanza. Una delle materie che già ci preoccupa è l’istruzione. In una regione come la nostra, dove esistono già grossi squilibri, il tempo scuola è il più basso del Paese, con due ore in meno rispetto alla media, con l’autonomia differenza l’istruzione siciliana corre il rischio di essere relegata in una condizione di marginalità con tutto ciò che ne consegue. E non possiamo permetterlo né tanto meno permettercelo”.

Veneto: va contro i valori della Costituzione
“La Cgil del Veneto, sul tema dell’autonomia differenziata, ha sempre alimentato un punto di vista critico, sulla base di una convinzione profonda: stiamo parlando di una riforma che rischia di amplificare le diseguaglianze e i divari territoriali, anziché ricomporli” – Così Tiziana Basso, segretaria generale Cgil Veneto. “Questo non solo non sarebbe giusto, ma risulterebbe controproducente per gli stessi interessi del nostro tessuto produttivo. Il futuro lo possiamo semmai costruire unendo di più l’Europa, non dividendo il nostro Paese. La nostra idea è che i diritti fondamentali, a partire da quelli sociali, vadano garantiti uniformemente a tutte le latitudini. Per questo, qualunque riforma in senso autonomista va preceduta dallo stabilire i livelli minimi di assistenza e delle prestazioni, visto che il nostro welfare non è ormai più in grado di curare le ferite del nostro tempo in tutte le nostre regioni, anche in quelle considerate ricche come la mia, e lo dimostra la recente vertenza unitaria per la difesa del sociale. Sulla scuola la contrarietà è ancora più forte, perché riteniamo che nessun tipo di regionalizzazione sia accettabile per quanto riguarda l’Istruzione pubblica, che deve rimanere una competenza esclusivamente in capo al governo centrale. Non ci convince, in definitiva, la concezione di chi pretende l’autonomia differenziata, perché contraddice molti dei valori su cui si fonda la Costituzione repubblicana: come quelli dell’uguaglianza, della solidarietà, dell’unità nazionale”.
Martina Toti
(da collettiva.it)

Pubblicato il 9 Gennaio 2023