Una nuova scala mobile? Non è un tabù

La scala mobile non è altro che un meccanismo automatico di recupero dell’inflazione basato su una legge o su accordi contrattuali con validità erga omnes, cioè validi per tutti. La scala mobile per i lavoratori dipendenti è stata abolita nel 1992 con un accordo sindacale, ma è rimasta per i pensionati, anche se per loro si chiama “perequazione automatica”. La perequazione automatica per i pensionati prevede il fatto che all’inizio dell’anno viene corrisposto un anticipo pari all’inflazione prevista e poi alla fine dell’anno si fa il conguaglio. Il recupero dell’inflazione è rapportato alla quota di pensione: 100% fino alla quota di pensione pari a 4 volte il minimo (per quest’anno 2062,32 €), 90% per la quota da 4 a 5 volte il minimo (da 2062,33€ a 2577,90 €), il 75% per la quota che supera l’importo di 5 volte il minimo (da 2577,91 € in su). Questo meccanismo produce effetti poco visibili finché l’inflazione è l’1-2%. Con un’inflazione al 8% il conguaglio deve essere rapportato al differenziale fra 1,7% di inflazione prevista a inizio d’anno, già corrisposto, e l’inflazione finale e quindi per ora è del 6,3%, sempre che l’inflazione non aumenti ancora. Si dirà che i pensionati hanno questo meccanismo perché non hanno i contratti di lavoro, affermazione in generale discutibile, ma che poteva reggere fino a che l’inflazione si è mantenuta bassa. Dove sono stati firmati o sono vicini alla firma CCNL come nel Pubblico Impiego ci sono stati o sono previsti aumenti spalmati su tre anni del 3-5%, poi ci sono contratti addirittura non firmati dal 2019 come nel terziario e turismo (5 milioni di lavoratori). In sostanza si deve rilevare l’inadeguatezza, come minimo, del meccanismo contrattuale soprattutto in presenza di un’inflazione crescente. Ora Landini propone aumenti di 200€ al mese: ottimo slogan. Però come raggiungerlo? Con la riduzione del cuneo fiscale? Il costo di questa operazione chi la paga? E come si risolve il fatto che i padroni ne chiedono una parte? In ogni caso, affrontare un obiettivo di questo tipo significa mettere in piedi una forte mobilitazione di cui non c’è traccia. E’ qui che rientra la scala mobile. In una situazione nuova e drammatica bisogna essere capaci di immaginare soluzioni nuove, non alternative ai CCNL o alla modifica del sistema fiscale. Il rischio, come sindacati, è quello di confermare l’inadeguatezza proprio nella difesa del reddito dei lavoratori. C’è uno strano pregiudizio che circola sulla scala mobile per i lavoratori, come se fosse in contrapposizione a quella dei pensionati o come se ancora si avesse in testa l’idea dei tempi andati che la scala mobile genera inflazione. Chissà come fa un aumento dei salari che avviene a seguito dell’inflazione ad essere causa della stessa? Una nuova scala mobile, qualsiasi sia il meccanismo tecnico, non è altro che un meccanismo ex post di difesa dei salari e quindi non solo non recupera per intero il potere d’acquisto perso in corso d’anno prima che scatti l’aumento, ma soprattutto non recupera la quota di aumento del PIL che supera l’inflazione. Nel 2022 è previsto in Italia un aumento del PIL del 2,8%, al netto dell’inflazione. Questa quota, anche in presenza di un recupero integrale del potere di acquisto, andrebbe alla controparte aumentando la disuguaglianza nella redistribuzione del reddito. Sciocca è poi l’argomentazione che questo meccanismo non garantisce dal precariato. Certo che è così, ma la sconfitta operaia sulla scala mobile ha contribuito ad aprire la strada al precariato perché partiva dalla errata idea dello scambio salario/occupazione, su cui fin dal 1977 la sinistra storica e il sindacato basarono le loro scelte. In che misura questo riguarda direttamente i pensionati? Sopra è evidenziato che il conguaglio con un’inflazione al 8% sarebbe del 6,3% con un costo per il bilancio dello stato stimabile approssimativamente in 12-15 miliardi, forse di più. Sia chiaro che si tratta di soldi dovuti. Oltretutto si tratta di aumenti al lordo, quindi una parte di questi aumenti verrebbero recuperati sottoforma di Irpef. Come c’era da aspettarsi è già partita, con un articolo sul Corriere Economia, la campagna sul conguaglio delle pensioni che costerebbe troppo e quindi ne viene proposto un taglio drastico. E’ assolutamente prevedibile che in assenza di una mobilitazione sui salari, che comprenda anche meccanismi di recupero automatico dell’inflazione, anche la posizione dei pensionati si indebolirà. Anche per questo la mobilitazione dei lavoratori, con obiettivi chiari come la scala mobile, è un interesse anche dei pensionati, per difendere i propri meccanismi conquistati con fatica. Gianni Paoletti