Quel “pacifismo” della destra contro la guerra

Si è creata una curiosa situazione: la Lega e, anche, un giorno sì e uno no, Forza Italia parlano di pace e si dichiarano contrarie all’invio di armi all’Ucraina.

A causa della loro posizione e della loro amicizia precedente con Putin, Salvini e Berlusconi sono ormai classificati putiniani.

Non ci si deve stupire per questo atteggiamento di Lega e FI: non sono pacifisti, la loro base sociale sono soprattutto i tanti padroni e padroncini che ci rimettono con le sanzioni alla Russia.

D’altra parte, l’unica opposizione sociale alla guerra effettiva ed efficace è quella di Confindustria di diverse associazioni di datori di lavoro che rappresentano le grandi aziende energetiche che guadagnano dalla speculazione sulla compravendita di gas e petrolio, oltre che il padronato esportatore. E’ questo il motivo vero, insieme all’opposizione della Germania, del mancato blocco delle importazioni di gas.

Anche i 5 Stelle si presentano ora come contrari, almeno Conte, Di Maio non è chiaro.

La posizione del PD invece è coerente con le motivazioni per cui è nato il Governo secondo le indicazioni anche del Presidente della Repubblica: essere atlantista, oltre che occuparsi di pandemia. Il che non gli ha impedito nei suoi governi precedenti di trafficare con Putin. A volte questo partito viene tirato per la giacchetta dalla Francia e oscilla, ma vuole comunque apparire come il più atlantista di tutti. Le chiacchiere stanno a zero, però, a fronte del voto in Parlamento, che rappresenta il fatto più concreto. Tutti questi partiti hanno votato a favore dell’invio di armi all’Ucraina e quindi sono in realtà a favore di questa politica.

Mi dispiace anche per Bersani e soci, che si arrampicano sugli specchi per dire che grazie all’invio di armi si ha maggiore voce in capitolo nelle proposte di pace: lo stridio delle unghie sul vetro è veramente fastidioso.

Un partito coerente è FDI, che è ovviamente a favore di qualsiasi decisione che vada in direzione militarista e al momento del voto dichiara di esprimere parere contrario soltanto quando c’è la fiducia al Governo, altrimenti voterebbe a favore. In questo modo Meloni e soci dichiarano anche che la loro è un’opposizione di facciata.

Infine, gli unici coerenti con una posizione pacifista in Parlamento sono i pochissimi di sinistra che votano contro e manifestano anche nelle (poche) piazze contro la guerra: Sinistra Italiana e qualche altro parlamentare che ha operato scelte di sinistra.

E’ questa situazione che produce il fatto che sono quasi tutti restii a votare nuovamente in Parlamento sulla guerra in Ucraina. Ora pare che si arrivi al voto, ma vedremo come, ed esattamente su che. Certo sarà difficile per la Lega evitare di scoprire il suo bluff, così come per il PD evitare di mostrare chiaramente l’elmetto che ha in testa fin dall’inizio, o per FI mostrare le sue oscillazioni e per FDI evitare di mostrare la sua vicinanza al Governo. Tutta questa incertezza sul rispondere al Parlamento e al Paese su un tema come questo, comunque, non è certo coerente con la Costituzione.

Se si guarda ai sondaggi, poi, la maggior parte degli italiani appare costantemente contraria all’invio di armi all’Ucraina e al riarmo complessivo del nostro paese. Ma questa pesante contraddizione su un tema così importante fra rappresentanza politica e paese non sembra produrre chissà quali sconvolgimenti nei sondaggi elettorali, che oscillano secondo andamenti già visti in precedenza.

La stessa frattura si sta creando tra le fonti di informazione: quasi tutte definiscono putiniani quelli contrari alla politica del governo nonché coloro che rispondono “no” alla domanda sull’invio di armi. Questa incredulità di massa rispetto ad una informazione trasformata in passacarte degli uffici stampa degli USA e del ministero di guerra ucraino sta invece producendo qualche sottile aggiustamento.

La verità è che la destra non è pacifista anche se finge di esserlo; e pure il PD non è pacifista, però nemmeno fa finta.

Chi rappresenta dunque in politica i contrari alla guerra, in tutte le loro forme e motivazioni?

L’assenza di un vero movimento pacifista di massa – e anche l’assenza di un ruolo vero del sindacato che si sono visti in altre occasioni – è il vero problema.

Gianni Paoletti