Perché una LIP sul rafforzamento del SSN?
Il gruppo di lavoro socio-sanitario SPI de ‘Le Radici del Sindacato’ interviene sulla proposta Cgil
La CGIL intende promuovere una legge di iniziativa popolare (LIP) per “il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale”. Un’iniziativa che presenta molti elementi critici. Cerchiamo di capire perché.
1. Il compito del sindacato è quello di difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e pensionati. Gli strumenti a disposizione sono molteplici, è vero, ma l’asse portante dovrebbe essere costituito dalla vertenzialità e dalle lotte per il cambiamento del lavoro e della salute, lasciando ad altri soggetti (e a temi più idonei) la proposta legislativa. Ad esempio la “valorizzazione del personale” dovrebbe essere raggiunta con un contratto adeguato sia dal punto di vista salariale che normativo: la legislazione non può vicariare lo strumento del contratto nazionale.
2. Si parla di sindacato di strada e di Via Maestra: ma l’elaborazione della proposta non è stata condivisa con le associazioni di settore (comitati, associazioni, terzo settore). Una discussione preclusa anche all’interno della CGIL, che ha avuto modo di prenderne visione, “last minute”, solo in occasione della recente Assemblea Generale del 26-27 gennaio (in cui è stata approvata quasi all’unanimità).
3. Non dimentichiamo che la LIP è uno strumento debole di cambiamento, soprattutto in una situazione politica che esprime un parlamento con una maggioranza blindata. È vero che gode di una corsia privilegiata al Senato, ma poi rischia di essere liquidata in qualche ora di dibatto, come successo in altre occasioni. Oppure, e forse è peggio, rischia di essere modificata e stravolta in senso negativo una volta messa in discussione.
4. Non sembra quindi opportuno ripetere l’esito negativo dei referendum che, nonostante l’imponente sforzo organizzativo, ha portato ad una sconfitta. L’occasione di “parlare con la gente” (anche se ormai si possono raccogliere senza fatica 50mila firme on line) rischia di perdere la sua valenza positiva di fronte ad un ennesimo e frustrante insuccesso. E sarà difficile spiegare a lavoratrici e lavoratori dieci pagine fitte di una LIP con 16 articoli e un totale di ben 64 commi.
5. Sì, perchè è una proposta che mette troppa carne al fuoco, spaziando tra temi anche molto diversi, come la valorizzazione e qualificazione del personale, le esternalizzazioni, la sicurezza delle condizioni di lavoro, i servizi territoriali, le politiche per anziani e non autosufficienti, il supporto alla genitorialità, l’educazione sessuale, la salute mentale, le dipendenze, i tempi di attesa, le verifiche di percorso, la ricerca farmacologica, il contenimento della spesa farmaceutica, la programmazione sanitaria.. Sembra mancare un disegno organico.
6. Una LIP molto articolata, dai propositi ambiziosi ma che rischia di apparire velleitaria, soprattutto per il reperimento delle risorse e per la sua ipotetica applicazione. Le buone intenzioni ci sono tutte e i contenuti sono sostanzialmente condivisibili, ma non mancano le criticità. Ad esempio si affidano alcune deleghe di programmazione al governo e alle regioni, dall’esito quanto mai dubbio viste le coalizioni politiche attuali. Si propongono ulteriori nuovi organismi, come la Commissione nazionale di verifica del percorso di rafforzamento del SSN e la Commissione Scientifica ed Economica (CSE) dell’AIFA, con 17 membri, che rischiano di appesantire ulteriormente la burocrazia. Non viene affrontato il nodo della legge 33/2023 sulla non autosufficienza, che vuole separare SSN da SNAA (il Sistema Nazionale per gli Anziani non Autosufficienti). Si potrebbe continuare, ma non c’è lo spazio per un’analisi dettagliata.
7. Insomma, sarebbe stato più opportuno concentrare la proposta su pochi coraggiosi obiettivi, forti e chiari (peraltro già contenuti anche nella nostra proposta di LIP). Ad esempio: lo scorporo delle funzioni in materia di tutela della salute dall’autonomia differenziata (art 1); il raggiungimento del 7,5% del PIL per la spesa sanitaria (art 2); l’abrogazione del vincolo di spesa per il personale (art 3); il graduale passaggio dei MMG come dipendenti del SSN (art 4). E si potrebbe aggiungere, come obiettivo rilevante, l’affrancamento della spesa sanitaria dal patto di stabilità (come avviene invece per il riarmo).
Una considerazione finale. La LIP non contrasta in maniera organica (e forse non può farlo) la privatizzazione della sanità, considerata in tutte le sue forme: finanziamento di istituti di cura privati, medicina convenzionata, intramoenia allargata (il caso Lombardia), rete territoriale affidata alle farmacie private (non solo farmaci ma anche esami diagnostici, peraltro di bassa qualità) e così via. Non ultimo, l’espandersi della sanità integrativa, sia come offerta assicurativa privata, sia come fondi sanitari, sia come welfare contrattuale sostitutivo.
In conclusione, con la proposta di una LIP sul SSN si rischia di andare incontro ad un insuccesso annunciato, vista l’attuale maggioranza parlamentare. La forza del sindacato sta nelle lotte a difesa della salute e in questa fase politica sarebbe più opportuno incanalare le nostre iniziative in una vertenzialità diffusa, specie nei territori, attivando i comitati a difesa della sanità pubblica e proseguendo con la strategia di alleanze avviata con la Via Maestra.
Rossana Aluigi e Pierpaolo Brovedani
Per il gruppo di lavoro socio-sanitario SPI CGIL Area ‘Le Radici del Sindacato’
Pubblicato il 10 Febbraio 2026
