No all’Autonomia differenziata: una battaglia che riguarda tutti

Il governo Meloni ha impresso un’accelerazione preoccupante all’Autonomia differenziata presentando il ddl Calderoli che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri all’inizio di febbraio, ha ottenuto l’avallo del Presidente Mattarella all’inizio del mese di marzo, ed è approdato in Senato, dove sono in corso le audizioni proprio in questi giorni.
Nel contempo, il Governo ha cercato di aggirare l’ostacolo della definizione dei Lep, vero e proprio grimaldello dell’Ad, istituendo, in Legge di Bilancio, una commissione apposita per la loro definizione e un commissario ad hoc incaricato per il completamento del lavoro, qualora la commissione non pervenga ad un risultato entro i 30 giorni previsti dai termini di legge.
Vediamo nel dettaglio, concretamente, i vari aspetti.

Che cosa è l’Autonomia differenziata?
E’ un progetto che prevede di dare competenza legislativa esclusiva alle Regioni su ben 23 materie, attualmente di competenza dello Stato. E’ stata introdotta dalla revisione Costituzionale del 2001, approvata con un referendum al quale ha partecipato solo il 34% della popolazione italiana.
Tra le 23 materie troviamo: istruzione, sanità, lavoro, beni culturali, ambiente, trasporti, infrastrutture, commercio, professioni, commercio con l’estero e i rapporti con l’Ue.
Sono materie che riguardano la vita e le condizioni di lavoro di tutte le lavoratrici e lavoratori, di tutte le cittadine e cittadini. E’ in gioco l’esigibilità di diritti fondamentali come quello al lavoro, alla salute, all’istruzione (solo per citarne alcuni), esigibilità che verrebbe, così, consegnata nelle mani del potere politico locale di turno.
Una vera e propria disarticolazione della legislazione nazionale, a partire da quella del lavoro e dei contratti collettivi che metterà in pericolo l’unità dei lavoratori e del sindacato.
L’Ad determinerebbe la fine dei contratti nazionali, che saranno affiancati, se non sostituiti da quelli regionali, con il rischio di dover accettare condizioni di lavoro più dure, con una legislazione al ribasso e meno tutele, sotto il ricatto di possibili delocalizzazioni da una Regione all’altra. Inoltre, spinge ulteriormente verso le privatizzazioni e per capire che cosa accadrà basta pensare a ciò che è accaduto alla Sanità con la prima regionalizzazione. Un vero e proprio disastro: liste di attesa interminabili, tagli di personale, privatizzazioni, Pronto Soccorso come bolge dantesche … Ma se passasse l’Autonomia differenziata, sarebbe anche peggio.

I pericoli concreti

SCUOLA
Ci saranno 20 sistemi scolastici diversi con contratti, organici, ruoli, programmi di studio, formazione del personale, valutazione, modalità del PCTO, disciplina dei finanziamenti alle scuole private diversi da Regione a Regione. Sarà la fine della mobilità e dei trasferimenti interregionali e del valore legale del titolo di studio. Abbiamo già l’esempio di ciò che accadrà: nella Formazione Professionale, di competenza legislativa regionale, le lavoratrici e lavoratori hanno il contratto scaduto da ben 9 anni!
SANITA’
Le Regioni avrebbero la possibilità di sostituire progressivamente la sanità pubblica con quella privata attraverso fondi integrativi e assicurazioni private. Il rischio è di trasformare la sanità in un sistema, nel quale, solo chi può pagare ha accesso alle cure, come negli Stati Uniti. Un attacco mai visto all’art. 32 della Costituzione (la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività), poiché la sanità privata, in quanto privata, si fonda sulla legge del profitto!
AMBIENTE
Porterebbe a politiche ambientali scollegate tra loro, legate al potere politico locale con gravi conseguenze su: cementificazione, smaltimento rifiuti (anche tossici), contaminazione delle acque e del suolo, bonifiche, inquinamento atmosferico, manutenzione dei boschi e dei territori, inceneritori…
RAPPORTI CON L’UE

Le Regioni potrebbero avere rapporti diretti con l’Unione Europea proprio come dei veri “piccoli Stati”. Sarebbe la fine dell’unità della Repubblica, con un rischio di balcanizzazione reale … e ricordiamo tutti come è andata a finire nei Balcani!!!
BENI CULTURALI
Sarebbe più facile il depotenziamento dei vincoli di tutela, con rischi di aumento dell’abusivismo e dei condoni. E’ sotto gli occhi di tutti il caso della Regione Sicilia, con l’annosa vicenda della Valle dei Templi, alla ribalta delle cronache, per il livello di degrado!
E’ necessaria dunque una grande mobilitazione di piazza per chiedere il ritiro del ddl Calderoli!
Da anni, come area sindacale, ci battiamo contro l’autonomia differenziata, nelle assemblee, nei seminari formativi, nei direttivi, anche quando non era un “tema caldo”. Abbiamo sempre sostenuto con forza, con mozioni, emendamenti, ordini del giorno, che ogni forma di Ad è un pericolo poiché attacca i diritti dei lavoratori che sono stati faticosamente conquistati con le lotte storiche contro il sistema di sfruttamento capitalista.
Oggi, come allora, il capitale tenta di attaccare quelle conquiste e lo fa con il divide et impera dell’Autonomia differenziata cercando di dividere per territorio, per Regione, mettendo l’uno con l’altro, gli uni contro gli altri.
Per questo la battaglia contro l’AD è la battaglia di tutte le lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati e proprio per questo ritengo che la Cgil, coinvolgendo tutte le categorie, da Nord a Sud, dovrebbe indire delle assemblee, nei luoghi di lavoro, nelle sedi sindacali, nelle Camere del Lavoro per informare dei pericoli che questo micidiale progetto porta con sé e gettare il seme per la costruzione di una grande mobilitazione di piazza, nazionale, a cui partecipino decine di migliaia di persone, che dicano no al progetto di divisione del Paese ad un ad un governo che è maggioranza nel Parlamento, ma non nel Paese.
Questo potrebbe davvero mettere in crisi le sorti del progetto AD!

Monica Grilli
Assemblea Generale Flc-Cgil,
Assemblea Generale Cgil Torino e Piemonte

Pubblicato il 30 Maggio 2023