A Cinisi anche Amine Kessaci

Dal balcone di Casa Memoria ha raccontato, il 9 maggio, la durezza della lotta quotidiana contro i narcotrafficanti

Amine Kessaci è uno di quei volti che raccontano cosa significhi stare dalla parte giusta anche quando il prezzo da pagare è altissimo. Militante antimafia e anti narcotrafficanti nelle periferie di Marsiglia, additato dai clan, minacciato di morte, Amine porta sulle spalle una ferita che non si rimargina: la perdita del fratello, ucciso dalla violenza mafiosa e dal sistema criminale che soffoca interi quartieri popolari.

La sua presenza a Cinisi, nei giorni della commemorazione di Peppino Impastato, ha avuto un significato profondo. Dal balcone di Casa Memoria ha raccontato la sua esperienza, la durezza della lotta quotidiana contro i narcotrafficanti e contro il potere criminale che tenta di comprare silenzi e rassegnazione. Ma insieme al dolore, Amine ha lasciato soprattutto un messaggio di speranza, di ribellione e di impegno collettivo.

In questi giorni è stato con noi nelle diverse iniziative e ha partecipato anche al corteo del 9 maggio partito da Radio Aut, dove eravamo presenti con il nostro striscione de “Le Radici del Sindacato”. Un incontro importante tra esperienze diverse ma unite dalla stessa idea di giustizia sociale e di lotta contro ogni forma di dominio mafioso.

Preoccupano e indignano gli atteggiamenti del Governo e della maggioranza della Commissione parlamentare Antimafia, che troppo spesso sembrano procedere lungo un terreno di riscrittura revisionistica delle lotte antimafia e perfino dei processi che hanno accertato responsabilità e connivenze.

La lotta alle mafie oggi deve rafforzarsi, non arretrare. Ha bisogno di memoria, partecipazione, giustizia sociale e conflitto democratico. Ha bisogno di giovani come Amine, dell’esempio di Peppino e di tutte quelle realtà che ogni giorno scelgono di non voltarsi dall’altra parte.

Adriano Sgrò

Pubblicato il 26 Maggio 2026