La deriva di Trump e dei suoi alleati

“Con il ‘decreto sicurezza’ il governo italiano svela l’atteggiamento ancillare nei confronti del Tycoon, la condivisione profonda dei suoi valori, dei suoi comportamenti e della sua visione del mondo”

C’è una costante in tutte le tirannie, da quelle più antiche a quello moderne: tutte si servono di “milizie”. Pensiamo ai pretoriani degli imperatori di Roma, all’ICE di Trump (Immigrations Customs Enforcement), alla Gestapo di Hitler, alle squadracce fasciste di Mussolini (delle quali il duce rivendicò il comando supremo dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti) o ai miliziani degli Emiri o ai guerriglieri mercenari dei cartelli del narcotraffico.

Pensiamo poi alle formazioni paramilitari neofasciste e neonaziste (Battaglione Azov Ucraino, il KSSO russo e il Battaglione Wagner) o all’uso paramilitare e terroristico dei Servizi Segreti, non solo russi; per finire con l’esercito messianico e genocida d’Israele. Anche il presidente venezuelano Maduro, nel suo piccolo, aveva una nutrita scorta di guardie del corpo cubane, perché, evidentemente, non si fidava abbastanza di quelle regolari venezuelane.

Il caso dell’ICE di Trump è eclatante per come si è trasformato in pochissimo tempo da corpo di polizia di frontiera, con circa 5mila addetti, in un esercito di 22mila uomini che operano orizzontalmente sul territorio, senza regole d’ingaggio, senza limiti di azione, con il volto coperto, totalmente scudati dal Presidente Trump. L’incremento quantitativo, in un arco di tempo molto ristretto, è decisamente preoccupante, perché se questo trend dovesse continuare, alla scadenza del mandato Trump potrebbe contare su un esercito di oltre 50mila uomini pronti a tutto, anche ad un colpo di Stato.

Ci si potrebbe accusare di esagerazione, ma occorre ricordare che un tentativo molto serio è già accaduto alla fine del primo mandato, dopo le elezioni perse contro Biden.

In fondo, cos’è stato l’assalto a Capitol Hill, certo molto arrangiato ed anche un po’ folcloristico, se non il tentativo di rovesciare il risultato elettorale e reinsediare Trump alla Casa Bianca? È vero che quel tentativo non è riuscito, ma in fondo è stato abbastanza tollerato, visto che non solo Trump è uscito indenne dalle accuse, ma è stato addirittura rieletto Presidente ed ha spavaldamente graziato tutti coloro che erano stati condannati.

A fronte di questa esperienza, è evidente cosa potrebbe accadere con la (ben altra) potenza di fuoco rappresentata dall’ICE. L’ipotesi eversiva è dunque tutt’altro che fantasiosa, non soltanto in ragione del forte incremento quantitativo, ma anche e soprattutto dal reclutamento qualitativo. Perché è proprio dalle file dei Maga che giungono i più esaltati, già reduci dell’assalto, condannati per averlo compiuto, poi graziati ed arruolati per meriti nell’ICE, in quanto i più motivati ed idonei alla causa eversiva.

Anche questa considerazione potrebbe essere tacciata di esagerazione, ma i crimini ineffabili di cui gli uomini mascherati dell’ICE, si sono macchiati in questo mesi stanno lì a dimostrare che tutto è possibile. Uccidono a sangue freddo chi protesta, deportano persone, arrestano e sbattono in prigione stranieri irregolari che non hanno commesso alcun reato, ma anche cittadini regolari che, all’apparenza, non sembrano americani, separano famiglie, arrestano bambini.

Di fronte a questi comportamenti criminali, senza precedenti, c’è stata una sollevazione popolare, spontanea, soprattutto in quegli Stati che sono stati presi di mira dalle azioni dell’ICE, proprio perché governati dai Democratici. Va detto che, a fronte di una protesta popolare, molto forte e partecipata, non vi è stato ancora un sussulto adeguato da parte dei Democratici; ed anche questo non può che essere motivo di grande preoccupazione, per il livello di obnubilazione raggiunto da quel Partito, che invece dovrebbe riscattare la storia democratica americana.

Si potrebbe dire, parafrasando Nanni Moretti: con questi dirigenti non si vincerà mai.

In questo scenario, non è più sufficiente richiamare il pericolo di una terza guerra mondiale, ma occorre richiamare il pericolo di un’ondata di guerra civile, che dall’America potrebbe propagarsi, visto che sono ancora molti i Paesi che, dietro la retorica dell’Occidente, sono disponibili ad assecondare, condividere ed imitare Trump sulla strada dell’eversione antidemocratica ed autoritaria.

Il conflitto che si è acceso in Minnesota evidentemente non riguarda semplicemente il modo assolutamente disumano con cui si intende combattere l’immigrazione. Così come è altrettanto evidente che la ripresa della guerra non riguarda la lotta al narcotraffico o missioni per portare la democrazia, che al contrario si abbatte in casa propria, ma riguarda il governo del mondo, delle sue ricchezze e risorse.

I cittadini che si stanno ribellando all’ICE, in alcune città e Stati americani, hanno toccato con mano la ferocia di questo potere eversivo, la posta in gioco in termini di libertà e di stato di diritto e stanno reagendo coraggiosamente, sapendo anche di rischiare la vita, non disponibili a sottomettersi. Eroici sono quei sindaci democratici che si oppongono, alzano la testa; non rappresentano ancora una compiuta classe dirigente democratica in grado di garantire un’alternativa, ma esprimono singole personalità che dimostrano di saper resistere ed accendere una speranza. Infatti, Trump ha dovuto dare l’ordine di ‘ritirata’.

Mentre l’ICE si ritira da Minneapolis, guarda caso un contingente di quella milizia viene assegnato alla scorta degli atleti della squadra americana ai Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. Per l’Italia non era scontato e obbligatorio accettare quell’imposizione, proprio per motivi di sicurezza e con un esplicito riferimento alle azioni compiute, le cui immagini inequivocabili hanno fatto il giro del mondo. Perciò non avremmo dovuto accettarla.

La giustificazione addotta dall’Amministrazione Usa secondo cui i membri che sono stati assegnati alla scorta degli atleti non sono coloro che hanno operato in Minnesota è una motivazione ridicola. Anche perché, ad essere sinceri, come si fa a sapere se sono loro o sono altri, dato che agiscono a volto coperto? E’ molto probabile che gli agenti siano proprio gli stessi che hanno dovuto rimuovere dal teatro dell’azione per motivi di sicurezza e di incompatibilità ambientale; nello stesso tempo, potrebbero averli voluti allontanare con un viaggio premio ed un incarico teso anche ad un recupero reputazionale dell’intero Corpo.

Aver accreditato l’ICE sul nostro territorio significa aver avallato il suo comportamento, e serve a poco dire che noi comunque siamo diversi perché non abbiamo un corpo di polizia speciale sotto il comando della Meloni. Ci mancherebbe altro… ma un certo uso politico della polizia da parte del Governo, c’è eccome, finalizzato a reprimere il dissenso. Così come è evidente un tentativo di modificare norme primarie per dare più peso all’azione di polizia, rispetto alla magistratura. Così come è evidente sia una tendenza a militarizzare l’intervento di ordine pubblico sia un uso un po’ spinto dell’intelligence, che fa capo alla Presidenza del Consiglio (come dimostra il caso del telefonino spiato del direttore di ‘Fanpage’, Francesco Cancellato).

Lo stesso discorso vale per la norma approvata con il secondo ‘pacchetto sicurezza’, che autorizza i Servizi Segreti ad organizzare e coordinare Organizzazioni terroristiche, o per quella (poi stralciata su richiesta del Presidente Mattarella) di scudare la polizia dal reato di abuso di difesa.

In sostanza, il governo Meloni si era spinto a proporre, nel terzo ‘pacchetto sicurezza’ che per le forze dell’ordine la legittima difesa vale sempre: sarebbe bastata l’autocertificazione, senza la valutazione del giudice.

Anche il referendum per riformare la Costituzione ha un duplice significato: indebolire la magistratura rispetto al governo e rispetto alla polizia.

Le stesse Forze dell’ordine sono addestrate ed equipaggiate per sedare sommosse, non per garantire la sicurezza. Per garantire la sicurezza sarebbe molto più efficace maneggiare le lingue piuttosto che il manganello ed essere addestrati alla mediazione socio-culturale. Invece, lo schema della destra al governo è quello di agitare il tema sicurezza, restringere la libertà di dissenso, reprimere la piazza con una polizia comandata anti sommossa e Servizi segreti comandati ad accendere la miccia. Si pretende “più sicurezza” ad ogni episodio di violenza, si solletica la rabbia contro la microcriminalità, si evidenziano le criticità nelle stazioni delle grandi città, ma nulla si fa per aumentare i presidi delle forze dell’ordine in quei luoghi più critici. I sindaci chiedono al governo di aumentare i presidi, ma in realtà il personale di polizia addetto al servizio di sicurezza nelle strade e piazze delle città è diminuito negli ultimi tre anni di 1.300 unità, e quelli che ci sono vengono mobilitati in massa solo per le manifestazioni.

Così come è stato inserito nel terzo ‘decreto sicurezza’, il “fermo preventivo” serve ad impedire a cittadini schedati di partecipare ad una manifestazione o altre iniziative. Questa misura non rappresenta una novità, i precedenti storici non mancano: è un provvedimento che non ha nulla a che vedere con la delinquenza comune o organizzata; infatti non è dato il caso che si possa fermare un delinquente comune o un mafioso, perché nelle 48 ore successive si preveda che compia una rapina in banca o un regolamento di conti. Il fermo preventivo è un provvedimento esclusivo per inibire le lotte sociali, utile a fermare una persona per impedirgli di partecipare ad un evento di protesta, ad uno sciopero, ad una manifestazione, ad una vertenza sindacale. Quindi rappresenta eminentemente un atto di repressione politico-sindacale. Anche in questo caso è dovuto intervenire Mattarella a mitigare la gravità di questa norma che, nella versione del governo, prevedeva 48 ore e nessuna convalida del magistrato. Poi le ore sono diventate 12 e rimane l’obbligo della valutazione del magistrato, per quanto resti sempre un atto di repressione politico-sindacale.

Quindi, muovendosi su questa strada, si svela l’atteggiamento ancillare nei confronti di Trump, non dovuto all’ossequio nei confronti di uno storico alleato del nostro paese, il più importante e potente dentro l’alleanza transatlantica, bensì ad una condivisione profonda dei suoi valori, dei suoi comportamenti e della sua visione del mondo.

Attenzione, perché se la vicenda Trump, a partire dalle prossime elezioni di medio termine di novembre, dovesse degenerare ulteriormente, noi potremmo trovarci con il nostro amato Paese, ancora una volta, alleato di un dittatore e schierato dalla parte sbagliata della storia.

Pietro Soldini

Pubblicato il 10 Febbraio 2026