Un contratto separato che divide e indebolisce il lavoro pubblico
Il rinnovo non risponde all’urgenza reale delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità
La firma separata del contratto della Sanità, fortemente voluta dal Governo, rappresenta un atto grave e preoccupante. La prima responsabilità è proprio in capo a un Governo che, invece di unire, punta deliberatamente a separare i sindacati, tentando di rompere l’unità del fronte del lavoro pubblico. Spiace, dunque, che la CISL si sia prestata a questo disegno, scegliendo ancora una volta di accettare logiche negoziali che escludono la CGIL e aprono la strada a trattative frammentate per il futuro.
Il rinnovo non risponde all’urgenza reale delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità. Gli aumenti previsti non compensano minimamente la pesante perdita di potere d’acquisto subita negli anni 2022-2024, segnati da un’inflazione altissima e da stipendi falcidiati. Il tutto mentre i servizi pubblici arrancano sotto il peso di una cronica carenza di organici, di un super-lavoro crescente e di responsabilità sempre maggiori.
Questo contratto si inserisce in un quadro politico ed economico che tende a svalorizzare il lavoro pubblico e a comprimere la qualità dei servizi. Letto insieme al contenuto della legge di bilancio in discussione, il quadro è ancora più allarmante: la spesa sanitaria continua a ridursi in rapporto al PIL, segno di un progressivo arretramento del sistema pubblico a vantaggio di un modello sempre più privatizzato. A rischio è la tenuta stessa del Servizio Sanitario Nazionale e del suo principio universalistico.
Nel merito, l’introduzione di meccanismi di individualizzazione e regionalizzazione della retribuzione rappresenta una vera e propria mina esplosiva. Un passo indietro pericoloso, che indebolisce la contrattazione collettiva e rischia di frammentare ulteriormente il sistema, riducendo il ruolo del sindacato a semplice spettatore. Si apre così lo spazio per un solo sindacato istituzionalizzato e compiacente, a discapito della pluralità e della rappresentanza reale.
Occorre reagire con determinazione. Occorre assumere medici e infermieri, non limitarsi alle promesse di aumenti salariali per chi lavora nei pronto soccorso. Occorre un piano straordinario di assunzioni per restituire respiro al sistema sanitario pubblico e garantire il diritto alla salute di tutte e tutti.
Serve una mobilitazione ampia e una lotta unitaria, che coinvolga tutte le organizzazioni sindacali che non accettano questo contratto e le associazioni che vogliono ribellarsi allo strapotere di un governo che indebolisce lo Stato sociale e la democrazia. È il momento di costruire una grande alleanza sociale per difendere il lavoro pubblico, la sanità, i diritti e la Costituzione.
In questo quadro si inseriscono anche le mobilitazioni annunciate. La CGIL ha deciso di proclamare lo sciopero generale del 12 dicembre, che riguarda tutti i rinnovi contrattuali e si pone come risposta necessaria a una legge di bilancio che continua a penalizzare lavoratrici, lavoratori e servizi pubblici. Ma già il 28 novembre si terrà lo sciopero convocato dai sindacati di base, anch’esso rivolto alle stesse lavoratrici e agli stessi lavoratori, con l’obiettivo comune di modificare la legge di bilancio e difendere il sistema pubblico. Forse la tempistica del 28 novembre intercetta con maggior immediatezza la fase di discussione parlamentare, ma ciò che conta è che la lotta è una sola. Non si può cedere alla divisione: organizzazioni e lavoratori devono stare uniti, insieme ai cittadini, per dare forza e speranza al Paese.
Nell’ultima Assemblea Generale, la CGIL ha giustamente deciso di avviare una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare finalizzata a rilanciare l’universalità del Servizio Sanitario Nazionale, così come previsto dalla Costituzione. Noi, come gruppo organizzato, sosterremo coerentemente questa iniziativa, perché la difesa del SSN pubblico è una battaglia che riguarda tutti e che parla direttamente del modello di società che vogliamo.
Lo sciopero deve essere generale, non solo del comparto. Deve unire il mondo del lavoro, il pubblico e il privato, contro una deriva che impoverisce chi lavora e smantella i servizi essenziali. Solo con la partecipazione e la mobilitazione collettiva sarà possibile invertire la rotta e restituire dignità, risorse e valore al lavoro e alla sanità pubblica.
Adriano Sgrò
Pubblicato il 12 Novembre 2025
