Tutti i nemici di ‘Report’
“La sua partecipazione alla manifestazione Cgil del 25 ottobre a Roma, unitamente alle parole che ha pronunciato sul palco, ha assunto un significato particolarmente importante”
Nel dicembre 2023 fu trasmesso dalla trasmissione ‘Report’ il servizio dal titolo “Il ritratto di Vittorio”, curato da Manuele Bonaccorsi, un bravo giornalista di ‘Left’ passato nello staff di Sigfrido Ranucci. In una mostra da lui curata, l’allora influente Sottosegretario alla Cultura Sgarbi espose il quadro di sua proprietà ‘La cattura di San Pietro’, opera del pittore caravaggista Rutilio Manetti. Valore di mercato: alcune centinaia di migliaia di euro. Peccato che l’opera fosse rubata, giusto per fare un esempio delle inchieste mandate in onda dal programma di RaiTre.
L’Italia, quest’anno retrocessa al 46° posto nella libertà di informazione, ha purtroppo una storica tradizione minatoria e omicida da parte delle organizzazioni mafiose, soprattutto nel sud del paese, nonché da vari piccoli gruppi estremisti violenti. Ma, prima e oltre l’attentato cui è stato recentemente vittima il conduttore del programma, contro ‘Report’ è stata messa in atto una vera e propria persecuzione fatta di minacce, di avvertimenti, di tentativi di mettere sotto controllo la direzione, di rendere il programma meno seguito, spostandolo in un giorno e in una fascia oraria meno frequentata, di spingere Sigfrido alle dimissioni oppure di metterlo fuori e di accusarlo di avere tradito la Rai.
Nonostante tutto ciò, ‘Report’ ha chiuso a luglio la precedente stagione con il botto, realizzando il 10,3% di share con punte del 12%, con una media di circa 1,5 milioni di telespettatori toccando punte di oltre 1,7 milioni. Dopo giorni difficili in cui, per la prima volta nella trentennale storia del programma, la Rai ha deciso di tagliare, o per meglio dire censurare, quattro puntate e ha emesso un provvedimento disciplinare nei confronti di Ranucci, il pubblico ha reagito rafforzando la sua presenza e stringendosi intorno alla redazione.
Dopo l’attentato, le prime dichiarazioni del conduttore sono state, per alcuni versi, sorprendenti: sento lo Stato vicino, ha detto, e non vedo mandanti politici. Ma per quanto non abbia voluto impersonare il personaggio del giornalista di contropotere combattuto dai prepotenti al governo – secondo lo schema degli apparati deviati, dello Stato sempre complice dell’antistato, la storia dell’ eroe che fa pubblicistica e politica nella veste della vittima predestinata dell’orco politico – desta sospetto il tempismo relativo alla sanzione di ben 150.000 euro per la diffusione dell’audio tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie in merito alla vicenda con protagonista Maria Rosaria Boccia. Dunque, la solidarietà bipartisan che ha raccolto si sta effettivamente rivelando ipocrita: da una parte solidarietà, dall’altra la mano armata del garante della Privacy per punire ‘Report’ e per dare un segnale alle altre trasmissioni.
Se probabilmente il Palazzo ha ben altri mezzi per intimidire e indurre al silenzio che pentole e polvere da sparo, ripercorrere le puntate e le denunce di Ranucci anche solo nel trattare il far west del mondo del lavoro italiano fa capire che razza di nemici si possa essere fatto. Le cosiddette “puntate scomode” del programma si riferiscono a quelle inchieste che hanno generato controversie, denunce o critiche, come il caso Santanchè-Visibilia, che ha portato ad una mozione di sfiducia in parlamento per presunti falsi contabili, licenziamenti e mancato pagamento di stipendi ai dipendenti. Nella puntata del 10 ottobre scorso, invece, si racconta l’inferno dei lavoratori dietro i banconi di Autogrill che, oltre a caratterizzare i punti ristoro dei viaggiatori nelle autostrade, rappresenta una grande azienda e un forte marchio commerciale. Le code infinite e la voluta carenza di personale per aumentare i profitti, le vessazioni dei direttori nei confronti di chi non batte abbastanza scontrini, le commesse lasciate completamente sole nei punti vendita durante i turni notturni sono raccontate da persone tremanti, riprese in penombra e con voce modificata, spesso indotte all’uso massiccio di psicofarmaci per combattere lo stress.
Ed ecco quindi che la sua partecipazione alla manifestazione Cgil del 25 ottobre a Roma, unitamente alle parole che ha pronunciato sul palco, ha assunto un significato particolarmente importante e ci ricorda, come ha spiegato Ranucci, che “la libertà di stampa non è una parola vuota, non riguarda solo chi scrive, ma anche chi legge. Essere informati significa capire la realtà che ci circonda, dare senso ai numeri, alle scelte politiche, ai silenzi. Significa, soprattutto, potere esercitare un giudizio critico e consapevole”.
Perciò il presidio democratico della Cgil riguardo ai tentativi di censura e di controllo del giornalismo, soprattutto quando è una denuncia allo sfruttamento, non potrà mai venire a meno.
Davide Vasconi
Pubblicato il 28 Ottobre 2025
