Trump e la ‘soluzione della guerra’
E’ la risposta del Tycoon al debito federale fuori controllo, a quello privato non più sostenibile per la popolazione americana, alla radicale deindustrializzazione, messa a nudo dalla concorrenza cinese, e ad un’inflazione pronta a esplodere per i dazi
La psicoanalisi cerca di scoprire le cause nascoste che stanno all’origine di ogni follia, e questa, nel caso di Trump (il cui nome significa “carta vincente”), è causata, secondo lo storico Alessandro Volpi, della “palmare dimostrazione della profonda crisi degli Usa che sono schiacciati da un debito federale fuori controllo, da un debito privato non più sostenibile per la popolazione americana, da una radicale deindustrializzazione, messa a nudo dalla concorrenza cinese, da una inflazione pronta a esplodere per i dazi, e se Trump ordinerà alla Fed una riduzione dei tassi, ci sarà una gigantesca bolla finanziaria ormai al limite… ma Trump ha scelto la soluzione della guerra, aggredendo un paese ricchissimo di risorse, per rianimare l’economia interna e proteggerla dalla bolla finanziaria… Per un’economia in crisi la guerra è, agli occhi di Trump, la soluzione migliore e la legittimazione che ha ricevuto dalle servili élites europee, a cominciare dal governo Meloni, sembra dargli, drammaticamente, ragione”.
“Lo sceriffo della nuova America” (come l’ha definito il suo vicepresidente Vance), cerca, con il suo MAGA (‘Make America Great Again’), di combattere la perdita della sua supremazia mondiale, superata e in declino ormai da molti anni. Secondo il FMI nel 1980 il Pil USA era il 21,6% di quello mondiale, quello UE il 27,5%, e quello cinese il 2,1%, mentre nel 2024 quello USA è al 14,65%, quello europeo al 14%, ambedue in continua riduzione, e quello cinese è al 20%, in crescita, ed il sorpasso è avvenuto nel 2016. Il crollo dell’industria USA, a seguito delle importazioni dalla Cina, molto meno costose, ha ridotto l’occupazione industriale dal 28% del 1951 all’attuale 12%, ed è proprio la reazione dei lavoratori del “rust belt” (la “cintura della ruggine” delle fabbriche chiuse) a questo risultato della globalizzazione neoliberista il motivo della vittoria elettorale di Trump. La dipendenza americana dai cinesi è decisiva per i beni di largo consumo, i principi attivi farmaceutici, le “terre rare”, essenziali per la tecnologia e le armi, ed oltre il 90% dei prodotti statunitensi contiene componenti cinesi, causando la perdita del controllo dei mercati e delle catene del valore. A ciò va aggiunta la minaccia dei BRICS di abbandonare il dollaro che, con il suo “signoraggio” ha consentito di finanziare gratuitamente, a spese degli altri Paesi, le oltre 800 basi militari all’estero, le sette flotte che presidiano tutti gli oceani, e di sostenere un tenore di vita al di sopra delle loro possibilità.
Sulla base del “destino manifesto”, secondo cui la Divina Provvidenza avrebbe dato agli USA la missione di espandersi militarmente per diffondere la loro forma di libertà e democrazia in tutto il mondo, i presidenti USA hanno sempre cercato di giustificare le loro aggressioni con delle “false bandiere”, come “casus belli”, imputandone falsamente la colpa agli aggrediti (come gli “indiani cattivi”, la fiale di falso antrace, l’incidente inventato del Golfo del Tonchino, l’esplosione del USS Maine all’Avana, ecc.), e hanno definito i loro obiettivi sulla base di “dottrine” imperialiste: la Dottrina Monroe (1823) affermava il dominio USA sull’intero continente americano, come una propria riserva di caccia, e la sua “Estensione Roosevelt” (Theodore, il guerrafondaio autore della “politica delle cannoniere” e del “grosso bastone”), ne proclamava il diritto di intervento militare di polizia internazionale; la Dottrina Wolfowitz (1992) è la prima formulazione delle politiche “neocon”, per impedire, anche con la guerra nucleare, a qualsiasi altra superpotenza di contenderle l’egemonia globale agli USA; la Dottrina Kirkpatrick (1981) sosteneva la necessità di sostenere e promuovere le dittature (“le nostre dittature”) rispetto a democrazie ostili agli USA (come già avvenuto in Cile, e poi con i “contras” in Salvador e l’invasione di Grenada, con l’uccisione di numerosi presidenti legittimamente eletti). La dottrina Rumsfeld/Cebrowski del 2001, che è stata già prima alla base degli interventi in Cossovo, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e Yemen, ed è stata ancora seguita da Biden e dal Partito Democratico USA, che intende garantire alla classe dominante globalizzata dei Paesi sviluppati lo sfruttamento delle risorse naturali dei Paesi poveri, da controllare anche militarmente, attraverso una “guerra senza fine”, congiunta da una rete informatica globale (Network Centric Warfare), occidentale ma estesa fino all’Australia, e con una forza speciale clandestina del Pentagono di 60.000 uomini, abbattendo ogni resistenza, superando qualsiasi ostacolo politico, comprese le leggi inter-nazionali e le Direttive dell’ONU e perfino l’approvazione del Congresso. Si tratta in sostanza d’una lotta di classe internazionale a dominanza USA, che ha approfondito ovunque il solco fra l’enorme ricchezza di pochi e la o della maggioranza e ha comportato la crescente disaffezione alle elezioni.
Trump, oppositore della “classe globale”, ha pubblicato il 25 dicembre la sua National Security Strategy (NSS), che serve a comunicare la sua “visione strategica” per ridisegnare l’economia globale, fondata sull’“America First”, come “tabella di marcia per garantire che l’America rimanga la nazione più grande e di maggior successo nella storia umana, e la patria della libertà sulla terra”, affermando che “gli affari di altri Paesi ci riguardano solo se le loro attività minaccia-no direttamente i nostri interessi”. Il documento respinge quindi l’idea di sollecitare altri Paesi ad adottare “cambiamenti democratici o sociali che differiscono ampiamente dalle loro tradizioni e dalle loro storie”. Accusa l’Europa d’una “drammatica cancellazione di civiltà”, che “censura la libertà di espressione e reprime l’opposizione politica”, mina “la libertà politica e la sovranità”, favorendo le politiche migratorie e il “crollo dei tassi di natalità”. Invita l’Europa ad “assumersi la responsabilità primaria della propria difesa” e chiede agli USA di “porre fine alla NATO come un’alleanza in espansione perpetua… perché gli europei hanno aspettative irrealistiche sulla guerra… i giorni in cui gli USA sostenevano l’intero ordine mondiale sono finiti”. Impegna a sostenere i “partiti patriottici europei”, ovvero quelli neofascisti e nazisti.
Gli USA devono essere la potenza dominante, per “controllare la migrazione, fermare i flussi di droga e rafforzare la stabilità e la sicurezza via terra e via mare”. Il Presidente USA indica la Cina come reale avversario nella competizione globale; rilancia la Dottrina Monroe con un “corollario Trump”, definendola “Dottrina Donroe”, come diritto di controllo ed intervento militare sull’intero continente americano, accingendosi alla sua riconquista. Non potendo ricorrere al falso mito della difesa della democrazia, resa impraticabile dai numerosi golpe contro le democrazie per imporre regimi dei dittatoriali, con l’uccisione dei governanti democratici, a partire da Allende), come “casus belli”, Trump ha fatto riferimento alla guerra al narcotraffico, facendo affondare con missili numerose imbarcazioni innocenti per avallare la sua narrazione, sequestrando petroliere in alto mare e rapendo Maduro e sua moglie con l’accusa di essere capi del Cartel de los Soles (che l’ONU e lo stesso Dipartimento di Stato ritengono inesistente), ma la scelta del Venezuela, come ha chiarito lo stesso Trump in vari discorsi, sta nel fatto che contiene la maggior riserva mondiale di petrolio (che sostiene abbia rubato agli USA con la nazionalizzazione), ma è ricco anche di oro, rame e altre materie prime, è stato il promotore di varie alleanze in centro e sudamericane opposte agli USA, ed è il primo fornitore di petrolio alla Cina, che Trump vuole interrompere. Ha dichiarato di volerne mantenere il controllo per lungo tempo, ma intende procedere alla conquista, se necessario con le armi, degli altri “suoi” territori del continente, con la Groenlandia danese (dicendo “ne abbiamo assolutamente bisogno” e aprendo un conflitto con la NATO), per rivolgersi poi a Cuba (“è pronta a cadere”), al Messico, Colombia, e così via, con un progetto imperialistico che salva solo i numerosi stati dove è giunta al potere l’estrema destra (Cile, Argentina, Ecuador, Salvador, Bolivia, Paraguay, Panama, Costa Rica, Honduras), in una svolta a destra complessiva. Il consigliere di Trump Stephen Miller ha chiarito “Puoi parlare quanto vuoi di sottigliezze internazionali e di tutto il resto, ma viviamo in un mondo, quello reale, che è governato dalla forza, che è governato dal potere, queste sono le ferree leggi del mondo fin dall’inizio dei tempi”, e dunque valgono le regole dei pirati. L’esecuzione pubblica a freddo dell’attivista sociale Renee Good a Minneapolis, che Trump ha difeso, da parte di un agente dell’ICE (Immigration and Custom Enforcement), una vera e propria milizia antimmigrazione paramilitare razzista trumpiana, che Trump ha difeso, ha segnato una vera e propria svolta fascista negli USA, con come le esecuzioni degli avversari politici effettuate in Italia sotto il fascismo e quella di Marielle Franco, sociologa e attivista brasiliana, da parte del figlio, impunito, di Bolsonaro. Ha determinato una rivolta sociale e la decisione senza precedenti del governatore democratico del Minnesota Tim Walz che ha allertato la Guardia Nazionale del Minnesota per fermare, le azioni anti-migranti dell’ICE federale sul proprio territorio e ciò, assieme all’invio della guardia Nazionale nelle città governate dai democratici, lascia presagire la possibilità d’una vera e propria guerra civile in occasione delle elezioni di metà mandato. Intanto i “volonterosi” guerrafondai europei hanno appena raggiunto un accordo con Trump per un suo sostegno ad un intervento di truppe in Ucraina, che finora la Meloni ha rifiutato, ma che trova un forte sostegno anche in alcuni influenti personaggi del PD, che sembrano avventurarsi ancora più a destra della Meloni!
Giancarlo Saccoman
Pubblicato il 13 Gennaio 2026
