Sicurezza sul lavoro: il nuovo decreto fa acqua
A proposito del decreto legge varato dal Governo il 28 ottobre, a diciassette anni dalla legge 81
Chiariamo subito che ogni nuova disposizione volta a migliorare la sicurezza sul lavoro è di per sé un fatto in ogni caso positivo. Purtroppo, però, da alcuni anni assistiamo a decreti-spot, talvolta varati in fretta sull’onda dell’emozione e dall’indignazione popolare dopo infortuni ad alto impatto mediatico. Di emergenza in emergenza si susseguono testi. Ma, anche se le ‘pezze’ riescono a cambiare qualcosa in meglio, manca sempre la visione di fondo del problema, il grande sforzo riformista che caratterizzò ad esempio il varo del Decreto Legislativo 81 (una buona legge, ma che oggi necessita di essere migliorata).
A distanza di 17 anni dal suo varo, le cause dei rischi sul lavoro sono note: precarietà, pezzi di carta che attestano una formazione insufficiente quando non falsa, scarsi controlli in particolare in certe aree del paese, scarsi investimenti in favore di un ‘ autentica cultura della sicurezza, un codice penale benevolo nei confronti di chi consapevolmente attenta alla salute dei lavoratori per profitto.
Nei primi otto mesi dell’anno sono già morti 674 lavoratori. Un bilancio che non scende rispetto allo scorso anno. A conferma che il decretificio governativo ha funzionato poco. Basti pensare all’introduzione della patente a punti, introdotta a squilli di fanfare, e che dopo un anno mostra un bilancio assai misero. In ogni modo, le prime osservazioni diffuse dalla Cgil sul Decreto-legge recante “Misure urgenti per la tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di prevenzione” del 28 ottobre 2025 non mancano di riconoscere alcuni aspetti positivi.
Tra le varie cose, il cosiddetto badge di cantiere, che dovrebbe scoraggiare l’impiego di manodopera irregolare e certificare l’avvenuta formazione, è ad esempio una storica richiesta della Fillea. Vi è poi l’introduzione di alcune novità (alcune richieste in maniera bipartisan) come le borse di studio in favore dei congiunti delle vittime, specifiche misure di protezione come le cadute dall’alto e il potenziamento dell’organico dell’Ispettorato nazionale del lavoro: saranno assunte 500 persone con un investimento di 15 milioni di euro nel 2025 e 27 milioni a regime dal 2027. A corollario, poi, una serie di interventi sul potenziamento del ruolo dell’Inail e della formazione, ancora comunque tutti da definire nei dettagli e nella declinazione pratica.
Tuttavia il provvedimento, così come è uscito dall’aula di palazzo Madama e approvato poi alla Camere senza sostanziali modifiche, allenta di fatto le misure sulle garanzie dei lavoratori. Un emendamento ha previsto l’eliminazione della responsabilità da parte delle aziende committenti di quello che succede lungo la filiera produttiva. Proprio la materia di uno dei quesiti referendari della Cgil ha visto un esplicito peggioramento della sicurezza nei subappalti, a dimostrazione che le sconfitte in politica si pagano, sempre, dimostrando la fondatezza delle riserve espresse a suo tempo da Radici del Sindacato sull’utilizzo dello strumento referendario. Dal punto di vista pratico, basta che le aziende abbiano adottato le misure per evitare reati così da potere scaricare eventuali responsabilità su incidenti futuri.
Vediamo quali sono, a nostro parere, oltre ai subappalti, i punti ancora critici in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. La richiesta principale dell’Area ‘Le Radici del Sindacato’ – che ha politicamente adottato il processo penale in corso per la morte del giovane Mattia Battistetti presidiando ogni seduta, la cui madre ha intrapreso una coraggiosa battaglia per ottenere giustizia prima ancora di un risarcimento – è certamente l’istituzione dei reati di lesione e di omicidio del lavoro. Intendiamoci, siamo consapevoli che l’inasprimento delle pene non è sufficiente di per sé a risolvere il problema, come non lo è nemmeno per i femminicidi o per gli incidenti stradali. Ma la richiesta di una giusta pena detentiva per chi ha consapevolmente omesso misure antinfortunistiche per il proprio profitto, causando morte o mutilazioni, è semplicemente una richiesta di giustizia, di pubblica decenza e di moralità.
Un altro punto critico, che rappresenta il primo requisito per non farsi male, è la formazione. Presso la Fiera Ambiente Lavoro di Bologna, l’appuntamento nazionale e commerciale per la sicurezza sul lavoro, alcuni stand offrono a 1.500 euro pacchetti di 500 corsi di formazione in modalità remota e asincrona, ovvero senza la possibilità di interagire con il docente e con una verifica finale sull’apprendimento puramente pro forma, assicurando la vidimazione dell’attestato da parte di “enti bilaterali di fiducia”. Molto spesso poi gli enti ispettivi rilevano attestati di formazione del tutto falsi, interrogando i lavoratori presenti e scoprendo che non hanno mai partecipato ad alcun corso. E’ giunto il momento di una piattaforma unica nazionale per la formazione, a cura di enti autorizzati e verificati, riducendo l’e-learning e controllando l’effettiva comprensione dei contenuti. Una misura importante soprattutto per i lavoratori stranieri, la maggior parte delle vittime della strage Esselunga di Campi Bisenzio, ma non solo.
Giace infine in Parlamento la proposta per la procura unica specializzata in infortunistica sul lavoro, che richiederebbe una particolare specializzazione da parte dei pubblici ministeri, e il gratuito patrocinio per le vittime. Nel frattempo, occorre accontentarsi dell’ennesimo decreto.
Davide Vasconi
Pubblicato il 12 Novembre 2025
