Quel premio nobel per la guerra

María Corina Machado ha trovato in Donald Trump uno sponsor alle sue mire golpiste, a lungo perseguite

No, non ha sbagliato bandiera, è proprio quella giusta quella a stelle e strisce: María Corina Machado, la nuova Nobel per la pace (che è anche Premio Sacharov per la Libertà di Pensiero 2024 e Premio Václav Havel 2024 per i diritti umani), spera di piantarla, dopo un golpe come alla Moneda, sul palazzo presidenziale di Miraflores a Caracas. Ha trovato finalmente uno sponsor alle sue mire golpiste, a lungo perseguite, in Donald Trump, che ha messo, almeno momentaneamente, da parte le sue ambizioni annessionistiche di Groenlandia e Canada, e vuole disfarsi dai conflitti in Palestina ed Ucraina, che finora gli hanno dato solo grattacapi e non promettono un sicuro guadagno futuro, per dedicarsi a obiettivi più praticabili, la gallina dalle uova d’oro della conquista del Venezuela. Un obiettivo perseguito da oltre vent’anni dai suoi predecessori, e che per lui significa prendere ben tre piccioni con una fava: 1) controllare il Paese che, oltre alle maggiori riserve mondiali accertate di petrolio, contiene uno scrigno di minerali strategici (l’oro, secondo dopo l’Australia, e gas e ferro tra i primi 10 al mondo) e da cui spera di estrarre anche quelle “terre rare” che sono del tutto assenti in Ucraina; 2) riprendere il controllo del “cortile di casa”, che da qualche tempo era sfuggito di mano per la nascita di comunità di Stati (ALBA, CELAC, UNASUR), alternativi all’OAS e all’ALCA statunitensi e decisi a ridurre l’influenza degli USA; 3) scacciare Russia e Cina, che da qualche tempo erano penetrati nel continente.

La Machado, una delle donne più ricche del Venezuela, d’una famiglia di proprietari del maggior impianto siderurgico del Paese, definita “lady di ferro”, “signora golpe” e “l’agente di Trump a Caracas”, a capo dell’opposizione eversiva e golpista filoamericana, ha invocato per  anni l’uso della forza per ribaltare il governo venezuelano, chiedendo agli USA un aggravio dell’embargo e delle sanzioni economiche e un intervento militare per un “cambio di regime”, ringraziando Trump, “un alleato costante della causa venezuelana”, e Milei per il suo sostegno.

Al suo amico Netanyahu ha chiesto un intervento di “forza e influenza” contro il governo venezuelano. Fu protagonista, nell’aprile 2002, del fallito colpo di Stato, promosso dagli USA, firmando il decreto con cui Carmona, autonominatosi presidente, tentò di sciogliere le istituzioni democratiche per instaurare un governo golpista. Nel 2019 ha sostenuto il tentativo golpista di Juan Guaidó, promosso dalla CIA e fallito a seguito di una vasta mobilitazione popolare. Ha applaudito il sequestro di 31 tonnellate di lingotti d’oro venezuelani da parte della Banca d’Inghilterra. La sua associazione, Sùmate, è finanziata dallo statunitense National Endowment for Democracy (NED) che, sotto lo slogan di “promozione della democrazia”, sostiene le strategie di destabilizzazione del Dipartimento di Stato.

Il suo programma economico è ferocemente neoliberista e prevede la riduzione dello stato, la cancellazione della salute e previdenza sociale, la totale privatizzazione dell’economia, a partire dall’industria petrolifera, che intende consegnare, come vuole Trump, alle multinazionali statunitensi, che sono da sempre le vere padrone dell’oligarchia venezuelana. È l’ennesima riedizione della “borghesia compradora” golpista sudamericana che, assieme alla burocrazia (gerarchie militari e alto clero), funge da “cavallo di Troia” del dominio imperialista americano, con i frequenti golpe feroci contro il proprio popolo.

Fa parte della rete internazionale della nuova estrema destra globale, che comprende, oltre a Trump, Milei e Bolzonaro, i firmatari assieme a lei della Carta di Madrid, ovvero i 16 partiti dei Patrioti per l’Europa, da Vox al Rassemblement National, fino a Salvini, ma l’ha firmato anche la Meloni. Potrebbe sorprendere l’assegnazione del Nobel per la pace ad una fascistoide golpista filoamericana che invoca l’invasione del proprio Paese, ma è stato assegnato spesso a guerrafondai e genocidi, come Theodore Roosevelt, Henry Kissinger, Shimon Peres, Menachem Begin, Aung San Suu Kyi, Abiy Ahmed Ali, e nella rosa delle candidature al Nobel c’è stato persino Adolf Hitler. Podemos ha denunciato che assegnare il Nobel della Pace a Machado equivale a premiare “golpisti e criminali di guerra”, ma il PD s’è unito alle destre congratulandosi per il premio.

Vediamo di capire come si è giunti a questa situazione. L’estrazione del petrolio ha aperto, nel 1914, l’era del “Venezuela saudita”, un “rentier state” dei proventi petroliferi, che assicurava ai cittadini il 4° reddito pro-capite mondiale e una protezione sociale invidiabile. Data la forte dipendenza dall’esportazione di petrolio, il crollo del prezzo, da 35 a 14 dollari al barile nell’85-86, unito al brusco rialzo dei tassi, portò alla forte prolungata recessione del “decennio perduto”, con “la grande svolta” d’una austerità “lacrime e sangue” imposta dal FMI colle politiche neoliberiste recessive del “Consenso di Washington”, che hanno ulteriormente peggiorato la situazione, determinando una profonda crisi economica e un disastro sociale, col taglio della spesa sociale e una disoccupazione e povertà dilaganti. Ciò ha prodotto, il 25-28 febbraio 1989, il “carcarazo”, una rivolta di massa, duramente repressa dal presidente Pérez (destituito nel 1993 con l’accusa di peculato doloso e malversazione), col massacro di 4-5.000 persone. Hugo Chavez aveva organizzato nel 1992 un fallito colpo di Stato contro Pérez, ma poi, divenuto dirigente del Partito Socialista, fu eletto presidente nel 1998 (rieletto nel 2000, 2006 e 2012, fino alla sua morte), promuovendo il “socialismo del XXI secolo”, fondato sull’antimperialismo contro la globalizzazione neoliberista del ‘Washington consensus’ e la politica estera statunitense. Introdusse nuove forme di democrazia popolare partecipata e promosse le “Missioni bolivariane” per aiutare la maggioranza povera della popolazione, combattendo povertà, malattie, malnutrizione e analfabetismo con alfabetizzazione, accesso gratuito a sanità e istruzione, politiche abitative e alimentari. Designò come suo successore Nicolás Maduro, eletto presidente nel 2013 e nel 2018 e tuttora in carica, ma contestato dall’opposizione golpista, sostenuta da USA ed Europa.  

Con l’obiettivo della “reconquista”, da tempo gli USA cercano di porre sotto controllo il Venezuela con una “guerra ibrida, senza limiti”, che aggiunge, agli strumenti tradizionali, sanzioni, sabotaggio, disinformazione, hackeraggio, terrorismo, finanza, Ong, rivoluzioni colorate ecc., come nel sabotaggio delle centrali elettriche venezuelane nel 1919. Dal 2005 hanno avviato uno strangolamento economico del Paese, con la falsa accusa di finanziare il terrorismo e il commercio di droga, imponendo sanzioni e boicottaggi, che si sono progressivamente aggravati, e sono oggi la causa dell’attuale grave crisi economica venezuelana.   

Il Pil è circa il 40% di quello del 2013. Le agenzie di rating Usa hanno declassato il debito venezuelano a prescindere dai fondamentali dell’economia e dalla presenza di grandi riserve minerarie. Nel 2015 Obama ha dichiarato il Venezuela una “grave minaccia alla sicurezza nazionale degli USA”, applicando ulteriori sanzioni, e nel 2017 Trump le ha estese ai mercati finanziari, con il divieto di transazioni (comprese quelle in ‘petro’, la criptovaluta governativa), impedendo l’accesso al mercato creditizio globale, la rinegoziazione del debito, l’investimento, il finanziamento, il trasferimento degli utili e l’acquisto di titoli di stato al governo e alla compagnia petrolifera statale, una delle maggiori del mondo. Nel 2019, Trump ha congelato tutti i beni del governo venezuelano e vietato ogni transazione con la Repubblica Bolivariana, un embargo petrolifero e l’estensione delle sanzioni al settore petrolifero, minerario e bancario. Il finanziamento internazionale al Venezuela si è così azzerato, con la perdita secca di 22 miliardi di dollari l’anno e, in aggiunta, nel 2013-2017 il Paese ha perso dall’1,1 all’1,6% del Pil per complessivi 300 miliardi di dollari, un vero e proprio salasso. Data la monocultura petrolifera il Venezuela è costretto ad importare tutto e il blocco finanziario ha comportato una grave carenza di alimentari di prima necessità e di farmaci salvavita.

Sta ora venendo avanti l’offensiva di Trump che mira, con il sostegno alla opposizione golpista venezuelana, al “cambio di regime”, inclusa la possibilità di “azioni letali” contro Maduro, su cui ha posto una taglia di 50 milioni di dollari. Ha inviato, con la tradizionale “politica delle cannoniere”, una flotta militare (l’incrociatore USS Lake Erie, i cacciatorpedinieri USS Gravely, USS Jason Dunham e USS Sampson, con 4.500 marinai, tre navi anfibie con oltre 4.000 soldati e un sottomarino nucleare), che ha eroicamente affondato molte piccole imbarcazioni disarmate di pescatori, con decine di morti, spacciandole per narcotrafficanti. Molti giudicano ormai imminente un attacco di terra che Trump ha previsto, affermando “Guardiamo alla terra perché stiamo controllando il mare” e autorizzando la CIA a condurre operazioni segrete in Venezuela contro Maduro. Trump accusa da tempo il Venezuela per il flusso di immigrati illegali, che lui bolla come criminali usciti di galera o malati mentali e tossicomani. A differenza della tradizionali guerre “per la democrazia”, ormai screditate dai golpe in Cile e dalla Dottrina Kirkpatrick (“è meglio sostituire democrazie disobbedienti con regimi dittatoriali perché sono sì dittatori, ma sono i nostri dittatori”), Trump si giustifica con la “lotta al narcotraffico”, che sarebbe praticato dal Venezuela, cosa totalmente falsa, perché, come spiega Pino Arlacchi, già Direttore dell’UNODC (ufficio dell’ONU contro il narcotraffico), il governo venezuelano non produce droghe ed è uno dei migliori del continente nella lotta al narcotraffico. Il traffico di droga con gli USA non passa dal Venezuela ma nel Pacifico, dalla Colombia e dall’Equador al Guatemala, ma ciò a Trump non interessa, perché mira al controllo del petrolio del Venezuela.

Va ricordato che proprio la CIA, secondo il ‘New York Times’, ha importato clandestinamente droga dal Venezuela per operazioni coperte e i proventi del narcotraffico sono stati usati per operazioni antiguerriglia in mezzo mondo. In Italia ha svolto l’operazione ‘Bluebird’ per diffondere droga tra i giovani per soffocarne la militanza. Orlando Cicilia, cognato del Segretario di Stato Rubio, era uno dei maggiori narcotrafficanti di Miami. La Machado è stata dunque incoronata col Nobel per la pace come personaggio destinato a sostituire Maduro per il “cambio di regime” dopo la sua destituzione. Nel solco di un progetto neocolonialista.

Giancarlo Saccoman

Pubblicato il 28 Ottobre 2025