Musei civici veneziani: il vero premio è l’internalizzazione

Sul cosiddetto “premio di risultato” di 600 euro per i lavoratori dei servizi di custodia/accoglienza/biglietteria nei musei civici veneziani e gestiti in appalto dalle cooperative Socioculturale e Coopculture, occorre apporre qualche riflessione aggiuntiva per collocare nella giusta dimensione tali dinamiche vertenziali.

L’esigenza di indire delle gare d’appalto in tali contesti si sviluppa nel lontano 1991 con la costante presenza di un pugno di cooperative locali aggiudicatarie.

Da tale data inizia un flusso pressoché interminabile di liquidità economica che, strutturandosi diversamente nel corso delle diverse procedure legate ai vari vincoli di assegnazione, culmina al giorno d’oggi con un totale di 28 milioni e oltre 491.902 euro dati a questi soggetti solo nel triennio 2022/24 dalla Fondazione Musei Civici Veneziani.

A quest’enorme somma si devono però aggiungere ulteriori 14/15 milioni per il solo 2025 e altri 160mila euro circa che la Fondazione ha già elargito a fine 2025 per la sola copertura dell’aumento del costo di tutto questo personale dovuta al rinnovo del contratto nazionale di riferimento (CCNL Multiservizi) e che presumibilmente si ripeterà negli anni a venire.

Dentro questa realtà non del tutto idilliaca si sono sempre consumati, negli anni, continui episodi di denuncia sindacale d’inadempimento da parte delle Coop di diversi istituti contrattuali (pagamento festività, malattie, straordinari ecc.) e l’assoluta novità di queste settimane è rappresentata dalla promessa futura, da parte della Fondazione Musei, di inserire nel prossimo bando di gara (2028) un contratto nazionale differente (CCNL Federculture) contenente alcuni margini di miglioramento sia economico che normativo per tutte queste figure professionali operanti in tali ambienti, equiparandoli di fatto ai dipendenti della stessa Fondazione.

Un interrogativo sorge quindi spontaneo: perché continuare a porre in gare d’appalto tutta una platea di lavoratori che, internalizzandola, farebbe risparmiare una grossa mole economica da devolvere in altre voci di bilancio molto più utili e confacenti alla stessa “mission” della Fondazione Musei?

Detta in altri termini, perché continuare a dare svariati milioni di euro l’anno a imprese di cui economicamente si potrebbe benissimo fare a meno?

È un tema che pone al centro della questione un doppio tema: quello dell’interesse pubblico e quello del trattamento verso i lavoratori dei musei ai quali si darebbero maggiori garanzie generali ma soprattutto di definitiva stabilità occupazionale.

La fattibilità del suddetto progetto è soltanto vincolata a fattori che sembrano trascendere lo stesso contesto museale.

Enrico Pellegrini

Assemblea Generale Cgil Venezia

Area congressuale “Le Radici del Sindacato”

Pubblicato il 20 Aprile 2026