L’Ue tra ipocrisia geopolitica e russofobia sistemica

Nella narrazione “aggredito-aggressore”, utilizzata per spiegare il conflitto Ucraina/Russia, qualcosa non torna… L’Unione Europea ha scelto una linea di condotta che molti osservatori definiscono non solo miope, ma profondamente pericolosa. L’Europa, che si proclama paladina della pace e dei diritti umani, ha assunto un ruolo sempre più machiavellico, manipolatorio e guerrafondaio, alimentando tensioni che rischiano di sfuggire al controllo; ha scelto infatti la retorica del ‘nemico’ e si è impegnata a costruire la russofobia.

In vari ambiti, dalla cultura alla scienza, dallo sport alla diplomazia, l’UE ha orchestrato una vera e propria campagna di isolamento contro la Russia. Le sanzioni economiche, il taglio dei rapporti culturali e accademici, la censura di artisti e atleti russi: tutto concorre a costruire un nemico assoluto, demonizzato. Questa russofobia sistemica non nasce dal nulla, ma da una precisa strategia di propaganda che ricorda, per certi versi, le logiche della Guerra Fredda.

Secondo Angela Merkel, sarebbero stati Polonia e Paesi Baltici ad aver spinto l’Europa verso il baratro del conflitto. Questi Stati, storicamente ostili alla Russia, hanno esercitato pressioni costanti per una linea dura, ignorando le conseguenze geopolitiche e umanitarie. La loro narrativa bellicista ha trovato terreno fertile in un’Europa sempre più priva di leadership autonoma e strategica.

Le sanzioni contro Mosca, presentate come strumenti di giustizia, si sono rivelate un boomerang economico per molti Paesi europei. L’inflazione galoppante, la crisi energetica e il collasso di interi settori industriali sono il prezzo di una guerra che l’Europa ha contribuito ad alimentare, anziché prevenire. E mentre si condanna la Russia, si chiude un occhio sul genocidio attuato da Israele in Palestina, dimostrando una doppia morale che mina la credibilità dell’UE.

Dove sono finiti i mediatori?

L’Europa che un tempo sapeva mediare, oggi si limita a schierarsi. Ha abbandonato il ruolo di ponte tra Est e Ovest per diventare un attore bellico, privo di visione e ostaggio delle sue stesse paure. La diplomazia è stata sostituita dalla retorica dell’odio, e la pace è diventata un concetto astratto, sacrificato sull’altare della strategia atlantista.

Questo articolo vuole essere una riflessione critica: se l’Europa vuole davvero essere protagonista di un futuro di pace, deve ritrovare il coraggio di pensare con la propria testa, smettere di agire per riflesso condizionato e riscoprire il valore del dialogo ed i propri valori fondanti.

La pace è tra gli obiettivi che l’UE dovrebbe perseguire, stando ai documenti fondanti. Per questa ragione, l’appello al riarmo dei suoi leader appare stonato e stridente con la vocazione dichiarata. Ma forse certi valori ed obiettivi sono solo sulla carta. Luciano Canfora è autore di una lucida analisi in cui sottolinea come l’UE abbia tradito la propria ‘mission’ per ridursi allo sterile ruolo di strumento Nato, rinunciando ad impegnarsi per essere una vera federazione. Sempre Canfora dà un giudizio tranchant sul movente del riarmo: “Il pericolo russo per l’Europa? Menzogna spudorata per spingere la tensione ai limiti”.

L’UE deve e affrontare criticità come le crescenti disuguaglianze economiche, crisi del tessuto produttivo, crescenti pressioni migratorie (gestite, finora, senza reale sinergia tra i paesi UE), inverno demografico, degrado ambientale definito preoccupante dal rapporto AEA 2025… Tutto ciò mette in luce quanto l’ideale, presente nei valori fondanti, di uguaglianza e giustizia sociale sia ancora lontano dall’essere realizzato; si accentua quindi il divario tra ciò che l’UE avrebbe dovuto essere, ciò che dichiara di voler essere e ciò che effettivamente è. Quindi l’Europa ha ancora molta strada da fare per agire ed attualizzare i propri valori ed obiettivi… E deve farlo, se non vuole morire…

Riguardo al conflitto Ucraina/NATO vs Russia, le ragioni non sono tutte dalla parte delle prime e i torti non sono tutti dalla parte della seconda… Se non abbiamo l’onestà intellettuale di ammetterlo, possiamo rifrancarci con le canzonette: “… Noi siamo i buoni, perciò abbiamo sempre ragione e andiamo dritti verso la gloria”, cantava Bennato. Purtroppo l’Europa sta andando verso la catastrofe.

Antonia Cappelli

Rsu Comune di Milano

Pubblicato il 14 Ottobre 2025