“Libertà”: ideale universale o copertura dei privilegi?

Una riflessione a partire da alcuni spunti offerti da Maurizio Landini nel suo libro “Un’altra storia”

Nell’introduzione del suo libro “Un’altra storia” (Piemme editore, 2025, pagg. 224), il Segretario Generale Cgil Maurizio Landini dedica un paragrafo al concetto di “libertà”, rispetto al quale riteniamo utile proporre una breve riflessione.

La parola “libertà” ha subìto una sfortunata traiettoria discendente: è passata da luminoso ideale universale ad ipocrita copertura della difesa di privilegi. E’ stata la parola d’ordine dei popoli che cercavano di liberarsi da secoli di feroce sfruttamento coloniale; la parola d’ordine della Rivoluzione Francese per liberarsi dal dominio dell’aristocrazia; la parola d’ordine della lotta contro fascismo e nazismo che avevano scatenato un’immensa aggressività distruttiva; la parola d’ordine che aleggiava sulla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. “Libertà” era l’idea che il pensiero non dovesse essere costretto in dogmi, in limiti e che gli esseri umani non dovessero vivere incatenati come schiavi.

Oggi questa parola viene usata come bandiera dai privilegiati per giustificare il diritto di arricchirsi sulle spalle degli altri, il diritto di opprimere gli altri e per imporre la loro interpretazione: la libertà di fare affari che creano miseria e devastano il pianeta, di tenersi i propri soldi e non pagare le tasse, di iniziare guerre, di sentirsi i padroni del pianeta.

Una copertura ideologica per giustificare un predominio basato sulla rapacità del concetto: “noi siamo liberi, quindi, dobbiamo dominare quelli che non sono liberi come noi”.

Stati, multinazionali, individui e classi sociali utilizzano questa parola come arma contro chiunque abbia a cuore il bene comune più dell’arbitrio dei singoli.

Israele e Stati Uniti pretendono di essere liberi e di non dover sottostare al giudizio delle corti internazionali oppure alle raccomandazioni dell’Assemblea di tutti gli Stati del mondo. Le multinazionali pretendono di essere libere da limiti e regole che la ‘buona’ politica vorrebbe imporre per il bene di tutti. I super ricchi pretendono di essere liberi da tasse sui loro immensi patrimoni. Le classi abbienti pretendono di essere libere dalla tassazione progressiva che qualche decennio fa serviva a ridistribuire il reddito.

Anche le libertà di stampa e di parola sono diventate scatole vuote. La prima con i gruppi di potere che controllano canali televisivi, grandi giornali, social online e che manipolano masse di “consumatori” sostenendo narrazioni che giustificano le scelte dei potenti. La seconda è diventata una strategia per depotenziare la critica: piuttosto che reprimere le voci del dissenso, è più efficace infatti lasciare parlare tutti, creando una vasta cacofonia dove imporre i punti di vista, avendo in mano le narrazioni dei media e dei social network.

Argomentare che “in Occidente si sta meglio perché c’è la libertà” è un’affermazione ipocrita: in Occidente si sta meglio perché l’Occidente è ricco. E l’Occidente è ricco perché ha raccolto l’eredità dello strapotere dell’Europa coloniale ottocentesca sul mondo intero. Uno strapotere che non è certo stato costruito sulla libertà, ma sull’oppressione dei popoli colonizzati, sulle razzie delle loro risorse, sulla riduzione in schiavitù di milioni di donne e uomini.

Questa rapina è chiamata “libertà”.

Abbiamo davanti un incredibile capovolgimento del senso di questa parola: non più liberarsi dalla disuguaglianza, da un dogma, dalla fame, dall’ignoranza, dall’ingiustizia, dall’oppressione, dai vincoli che impediscono di essere se stessi. Il nuovo significato è sentirsi liberi di ignorare il bene comune, i bisogni degli altri e le sofferenze degli altri; sentirsi liberi di competere e vincere calpestando gli altri.

Pensiamo, ad esempio, alla libertà di inquinare che sta portando alla catastrofe ecologica; pensiamo alla libertà di armarsi che sta portando al conflitto nucleare; pensiamo al libero mercato, che ha già portato disuguaglianze economiche mai viste prima; pensiamo alle libertà politiche, che stanno portando al dominio mondiale dei super ricchi interessati solo a competere fra loro per diventare ancora più ricchi e che ha prodotto una classe politica preoccupata solo dal fatto di farsi rieleggere dopo qualche mese, incapace di guardare al futuro lontano ed al bene pubblico.

Per salvare il mondo dalle devastanti guerre in corso, dalla miseria in cui vive gran parte dell’umanità, dal riscaldamento climatico e dall’oppressione in cui vivono ancora tanti popoli, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è più libertà per l’arroganza del potere che ci ha portato a tutto questo.

Abbiamo bisogno, al contrario, di riconoscere che il bene comune deve essere più importante della tracotanza dei singoli; abbiamo bisogno di accordarci su regole condivise, di lavorare insieme e non gli uni contro gli altri.

Quando gli oppressi parlano di libertà, meritano solidarietà.

Quando i ricchi, i potenti ed i padroni del mondo parlano di libertà, meritano disprezzo.

Diego Zacco

Cgil Livorno

Pubblicato il 14 Ottobre 2025