La nascita di un mondo nuovo
La cosiddetta “anti-Nato” riunisce 10 Paesi, circa il 40% della popolazione mondiale e il 34% del Pil globale
Di fronte ad eventi che hanno cambiato il corso della storia, spesso i loro contemporanei non si sono accorti di nulla. Così è avvenuto con la caduta dell’Impero romano di Occidente e così avviene oggi col 25° vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) a Tianjin, in Cina, che ha segnato una svolta di portata storica, testimoniando il declino dell’Occidente e l’alba d’un nuovo mondo. Vi ha partecipato anche il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, che ha affermato: “Il multipolarismo è essenziale”.
Fondata nel 2001 come piattaforma di cooperazione politica, economica e di sicurezza eurasiatica, già definita il “non occidente” e l’“anti-NATO”, riunisce 10 Paesi membri (Cina, Russia, India, Pakistan, Iran, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan), oltre a numerosi osservatori e partner di dialogo, il cui status è ora unificato, che ne ampliano la portata geopolitica (Afghanistan, Armenia, Arabia Saudita, Azerbaigian, Bahrein, Cambogia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Kuwait, Laos, Maldive, Mongolia, Myanmar, Nepal, Qatar, Serbia, Sri Lanka, Turchia), con numerose ulteriori domande di adesione. Comprende circa il 40% della popolazione mondiale e il 34% del Pil globale, ma la sua influenza è ben maggiore perché è il mondo dei produttori di merci (40-45% della produzione mondiale) e di derrate agricole (oltre il 50%) mentre la deriva del l’Occidente è reso più fragile dall’abbandono della produzione verso il dominio finanziario della globalizzazione neoliberista. I BRICS ne sono la proiezione mondiale, per ora più informale ma in via d’una maggiore strutturazione, in fortissima espansione, avendo raggiunto i 40 membri, col 45,6% della popolazione mondiale, mentre ben più numerosi ne sono candidati all’ammissione.
Con un peso politico e commerciale in forte crescita, sono un attore globale fondamentale e intendono ridurre la dipendenza dal dollaro e a rafforzare la loro presenza nelle istituzioni politiche e finanziarie internazionali, in competizione col peso di Stati Uniti ed Europa. Hanno un ritmo di crescita economica ben più elevato dell’Occidente, con un mercato di consumi interni in rapida espansione, un primato mondiale nella produzione di merci agricole, energetiche, petrolifere e delle terre rare, essenziali in tutte le moderne tecnologie e fornite al 98% dalla Cina. Uno dei loro obiettivi comuni è l’alleggerimento del peso del dollaro come valuta globale, tramite la creazione della moneta virtuale apolide R5, sulla scia del “bancor” proposto da Keynes, sebbene lo SCO intenda procedervi con cautela, per evitare una collasso del dollaro e la conseguente crisi mondiale, ma questa strada è spinta anche dalle politiche trumpiane di indebolimento del dollaro che costringeranno lo SCO a proteggere i propri investimenti commerciando nelle valute nazionali e adottando la nuova moneta anche come riserva di valore.
La novità è che la guerra in Ucraina e le sanzioni di Biden alla Russia, assieme alla guerra commerciale dei dazi di Trump, hanno avvicinato Russia, India e Cina, facendo superare le loro controversie politiche e accelerando un processo già in atto di sganciamento dal dominio militare, politico, finanziario e monetario americano (come auspicato da Samir Amin nella Deconnexion). Trasformano così una struttura già formalmente organizzata, ma finora incapace di assumere, al di là dei proclami, delle decisioni vincolanti, a causa dei conflitti che la attraversavano (India-Cina, India e Pakistan, e persino Azerbaigian/Turchia e Armenia), in una struttura assai più coesa e ben decisa a superare le vecchie contraddizioni, cambiando rivalità storiche in una cooperazione pragmatica, con una convergenza strategica su una traiettoria condivisa, simboleggiata dall’immagine dell’“elefante e del drago” (India e Cina), assunta come simbolo del vertice.
Sarà perciò capace di svolgere nei prossimi decenni un ruolo chiave per l’economia e la politica mondiale, promettendo “un nuovo tipo di relazioni internazionali e la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità… Oggi il mondo deve scegliere ancora tra guerra e pace”. La “Dichiarazione di Tianjin”, adottata, a conclusione del vertice, dal Consiglio dei 27 Capi di Stato dei Paesi membri dell’Organizzazione, afferma che “gli Stati membri sostengono il rispetto del diritto dei popoli a scegliere in modo indipendente e democratico i propri percorsi di sviluppo politico e socio-economico, sottolineando che i principi di rispetto reciproco per la sovranità, l’indipendenza, l’integrità territoriale degli Stati, l’uguaglianza, il mutuo vantaggio, la non ingerenza negli affari interni e la non minaccia o uso della forza costituiscono la base per uno sviluppo sostenibile delle relazioni internazionali”, opponendosi “alla mentalità da Guerra Fredda e al confronto tra blocchi”, col superamento dei modelli di ordine mondiale centrati sull’Europa e sul Nord America. Sono stati i adottati 24 documenti su sicurezza, economia, scambi culturali, collaborazione tra istituzioni e un documento strategico per il 2026-2035 col lancio della Global Governance Initiative (Nuovo Ordine Globale), per una architettura internazionale fondata su una governanza multipolare ugualitaria, che rifiuta gerarchie differenziate di sovranità e di potere, pro-muove la cooperazione militare dei membri e la garanzia della piena attuazione del Trattato di non proliferazione nucleare. Afferma l’inammissibilità di attacchi a infrastrutture nucleari in contesti bellici, e condanna i raid statunitensi e israeliani in Iran, l’aggressione israeliana in Palestina, anche per gli attacchi contro i civili, denunciando “la catastrofica situazione umanitaria nella Striscia di Gaza”, e affermando “la necessità di garantire al più presto un cessate il fuoco completo e duraturo, l’accesso agli aiuti umanitari, nonché maggiori sforzi per raggiungere pace, stabilità e sicurezza per tutti gli abitanti della regione”. Putin, accolto come ospite d’onore del vertice, ha affermato, col consenso delle altre delegazioni, che la guerra in Ucraina è la “conseguenza di un colpo di Stato provocato e sostenuto dall’Occidente” nel 2014, per attirare l’Ucraina nella NATO (completando la “strategia dell’anaconda” di strangolamento della Russia con una nuova “cortina d’acciaio”) e “l’uso delle forze armate per reprimere la resistenza di quelle regioni dell’Ucraina che non hanno accettato questo colpo di Stato”, ed ha anche biasimato la “distorsione della verità storica” sulla Seconda guerra mondiale, con la falsificazione dei fatti e la glorificazione dei nazisti in Ucraina.
La convergenza tra SCO e BRICS intende porsi alla guida d’una coalizione del Sud globale, per incidere sulle decisioni mondiali, oggi sequestrate dagli Stati Uniti, come alternativa all’Occidente della globalizzazione neoliberista del G7, e per costituire la base d’un nuovo equilibrio planetario multipolare ugualitario, privo di gerarchie formali, attraverso la creazione d’un Nuovo Ordine Globale, col superamento dell’egemonia occidentale e del dollaro, per ridefinire gli standard della cooperazione internazionale sul terreno della sicurezza e in campo tecno-logico, energetico, finanziario e monetario.
Per dare una forza visibile a questa idea, il vertice è stato accompagnato da una grandiosa parata militare cinese, per l’ottantesimo anniversario della fine della 2° guerra mondiale nel Pacifico, che coincide con la nascita di quel dominio globale americano che vuole combattere. La più stringente alleanza fra i paesi dello SCO ha anche una motivazione economica oggettiva, perché col conflitto in Ucraina, negli ultimi 3 anni si è sviluppata una crescente interdipendenza e integrazione fra le sue economie con un riorientamento dei rapporti commerciali di merci e servizi, fra Russia e Cina (500 miliardi di dollari, +15-20%), e fra Cina e India (130 mld $) e Cina – Turchia (50 mdl). Cresce anche l’integrazione finanziaria, perché nei Paesi SCO è presente un grande risparmio finanziario delle famiglie che non viene veicolato dai grandi fondi americani (Black Rock, Vanguard, State Street), e sono scarse le industrie dello SCO che si quotano sulle borse americane, per cui si stanno costituendo dei circuiti finanziari autonomi dalla grande finanza americana ed europea, che passano sulle borse cinesi (Shanghai 3a borsa mondiale, Shenzhen 5a, Hong Kong 7a), e dell’India (National Stock Exchange di Mumbai, 9a mondiale ma seconda per capitalizzazione di mercato in Asia), che stanno promuovendo nuovi titoli asiatici su cui investire, avviando un disaccoppiamento che ha spostato il baricentro commerciale di merci e servizi dal mondo occidentale verso Cina, India e Russia, che dipendono sempre meno da Stati Uniti ed Europa, e sono sempre più intrecciate fra loro.
In questo quadro gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare il loro “monopolarismo” e rassegnarsi a diventare solo uno dei componenti regionali del “multipolarismo” mondiale, rinunciando a vivere al di sopra dei propri mezzi con l’“imperialismo monetario” del dollaro e ridimensionando drasticamente a quell’apparato militare e navale che oltre ad essere enormemente costoso, diventa inutile in un mondo basato sulla convivenza pacifica.
Le forze, purtroppo esigue, della sinistra alternativa in Europa, potrebbero rappresentare le naturali alleate, traendo forza da questo progetto di convivenza pacifica e solidale, opposto alle strategie guerrafondaie e antipopolari che oggi governano gran parte dell’Occidente. Sarebbe utile che iniziasse quantomeno un confronto a tale proposito.
Giancarlo Saccoman
Pubblicato il 9 Settembre 2025
