Ex-Ilva Taranto: scioperi ad oltranza contro il disimpegno
Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno respinto il piano del governo, perché punta alla chiusura
Non si può dire certo dire che l’ex ILVA stia in buona salute. E’ in una grave crisi finanziaria, in una crisi di liquidità, produttiva e, dulcis in fundo, di qualsiasi prospettiva che qualche gruppo siderurgico si proponga per acquisirlo.
Il ministro Urso brancola nel buio, ha fatto una proposta non trattabile. In pratica, il piano prevede un cosiddetto “ciclo breve” con forni elettrici e un forno DRI, per il minerale preridotto che serve a sostituire il cok; poi la fermata delle cokerie e l’acquisto di cok per continuare a produrre col vecchio ciclo in altoforni. Le organizzazioni sindacali FIM, FIOM, UILM e USB questo piano l’hanno subito respinto, perché, sostengono, rappresenta di fatto “un piano di chiusura dello stabilimento di Taranto e, di conseguenza di tutto il gruppo”.
A questa proposta, le organizzazioni sindacali hanno replicato chiedendo innanzitutto il ritiro del piano, con la convocazione di un tavolo per discutere i successivi passi. Ma, a quanto sembra, il ministro non ne vuole sapere e tira dritto. E’ dopo questo rifiuto di Urso che le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero dal gruppo ad oltranza. A Genova la Fiom e la UILM hanno iniziato lo sciopero presidiando le portinerie. Mentre la FIM non ha voluto aderire dicendo che non era stata precedentemente consultata. Al quinto giorno di sciopero i due sindacati di Cornigliano hanno convocato una manifestazione in città e, quando hanno tentato di arrivare alla prefettura, sono stati attaccati da gas lacrimogeni. Era da svariati decenni che una manifestazione di lavoratori venisse attaccata dalla polizia. Di questo dobbiamo ringraziare il governo reazionario di Meloni, il quale si dimostra sempre più antioperaio.
E a Taranto? Dall’assemblea degli operai, è uscita la decisione di uscire dalla fabbrica e bloccare le arterie principali, una che tange lo stabilimento che conduce a Bari, e l’altra, la Statale 106, che conduce a Reggio Calabria. Tra queste due arterie c’è lo stabilimento dell’ENI, che è rimasto bloccato: di conseguenza, sono stati fermati anche i camion che trasportano i prodotti petroliferi. A Taranto, tranne qualche mugugno di automobilisti, non ci sono stati incidenti. Lo sciopero è il blocco sono andati avanti per due giorni. La notte del secondo giorno, causa una torrenziale pioggia, il blocco è stato tolto.
Nel frattempo, il ministro Urso, crediamo in modo provocatorio, ha convocato la Regione Puglia, la Provincia e il Comune di Taranto e non le organizzazioni sindacali, alle quali ha snocciolato il progetto del governo per Taranto e, dunque, per il resto del Gruppo Acciaierie d’Italia. I sindacati hanno convocato il Consiglio di fabbrica dell’ex-ILVA e degli appalti: dall’assemblea è uscito una sorta di contropiano che tutti i partecipanti hanno sottoscritto. E che prevede tre forni elettrici e quattro Forni per il DRI, oltre ad altri aspetti. Resta il problema di come alimentare i forni, ai quali serve moltissimo gas (in mancanza di energia pulita come l’idrogeno verde, che, a sua volta, viene prodotto da energia eolica o solare, ma che non è attualmente all’ordine del giorno).
Ciò che possiamo dire è che le organizzazioni sindacali soltanto ora rivendicano la nazionalizzazione del Gruppo, tranne l’USB, che da sempre lo chiede. Certo, veniamo da tanti scioperi, che però sono divenuti sempre meno incisivi. La vertenza si è ravvivata soltanto con lo sciopero ad oltranza e crediamo che bisognerà mantenere una mobilitazione pressante se si vorrà raggiungere qualche risultato. Per quanto riguarda l’Area “Le Radici del Sindacato CGIL continuerà ad essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori e sosterrà tutte le iniziative che le organizzazioni sindacali metteranno in programma.
Al lavoro e alla lotta!
Francesco Maresca
Pubblicato il 22 Dicembre 2025
