Donald Trump, il profilo di un narcisista
Ascoltando il discorso di Donald Trump alla Knesset, la libera associazione mentale è stata immediata: “Il Grande Dittatore” di Charlie Chaplin. In particolare, la celebre sequenza in cui il personaggio gioca con il pallone-mappamondo e si sente onnipotente. Allo stesso modo, Trump ha parlato di Gaza, di Israele, di armi e di (pseudo) pace con una leggerezza inquietante, come se stesse maneggiando il destino di milioni di persone con la teatralità di un leader narcisista.
Nel suo discorso, si è vantato di aver contribuito alla fine di un massacro, omettendo però che quel massacro è stato reso possibile anche grazie al suo sostegno militare e diplomatico. È come se si fosse auto-incoronato salvatore di una tragedia che lui stesso ha alimentato. Una dinamica che ricorda la “sindrome di Münchausen per procura”, in cui il “benefattore” crea o aggrava una sofferenza per poi apparire come il guaritore.
Senza voler fare diagnosi cliniche, si possono delineare alcuni tratti psicologici ricorrenti nel comportamento pubblico di Trump, amplificati nel discorso alla Knesset:
1. Narcisismo patologico:
– Costante autocelebrazione e centralità del proprio ruolo.
– Linguaggio grandioso e auto-referenziale, anche in contesti di lutto e conflitto.
2. Tendenza manipolatoria:
– Uso di simboli religiosi e retorica messianica per legittimare azioni controverse.
– Presentazione selettiva dei fatti, omettendo il dolore e le vittime civili.
3. Leadership autoritaria:
– Elogio di figure controverse come Netanyahu, ignorando le implicazioni etiche del sostegno dato a chi ha compiuto un genocidio
– Espulsione dal consesso dei dissidenti, i due parlamentari israeliani che hanno esposto i cartelli con le parole “genocidio” e “riconoscere la Palestina”; quindi è un leader che attua la delegittimazione di ogni voce critica.
4. Spudoratezza, scarsa empatia:
– Orgoglio per la fornitura di armi sofisticate, senza alcuna riflessione sulle conseguenze umanitarie.
– Mancanza di reale empatia verso il popolo palestinese.
Trump è un esempio di “leadership narcisistica” in cui il carisma personale viene usato per consolidare potere, spesso a scapito della complessità morale e diplomatica. Il suo stile comunicativo tende a semplificare i conflitti in narrazioni binarie: vincitori e vinti, luce e oscurità, pace e terrore.
Il timore profondo non riguarda soltanto Trump come individuo, ma il modello culturale che incarna e promuove: cinico, amorale, spettacolarizzato, così è stato descritto anche dal giornalista Travaglio. Un modello in cui la forza è celebrata, la complessità è ridotta a slogan ed in cui la sofferenza umana diventa un dettaglio scomodo da rimuovere.
Se questo paradigma si diffonde, rischiamo di perdere non solo la bussola etica, ma anche la nostra umanità. La politica non è più intesa come servizio ai cittadini, ma legge del più forte, la diplomazia diventa marketing, la compassione viene sostituita dalla retorica della propaganda.
Antonia Cappelli
Pubblicato il 28 Ottobre 2025
