Anche ottobre in lotta, per Gaza e per il lavoro

Intervista ad Eliana Como: “Lo slogan più usato in piazza è stato ‘definisci bambino’. E non a caso, la scuola e l’università sono stati i settori che più di tutti hanno trainato lo slancio delle mobilitazioni nei porti”

Una miriade di iniziative (scioperi, presidi, mobilitazioni) per denunciare la carneficina a Gaza e per connettere il mondo del lavoro ad una tragedia epocale: si sta concludendo un settembre di lotta, che nasce dal disgusto e dall’orrore a fronte delle inerzie e soprattutto delle complicità di tanta parte del mondo occidentale a proposito della tragedia vissuta ogni giorno dal popolo palestinese.

Parlare e scrivere di lavoro – come periodicamente facciamo con Eliana Como, Portavoce nazionale dell’Area ‘Le Radici del Sindacato’ – significa oggi soffermarsi sulla vergogna in atto a Gaza da due anni, sull’escalation senza limiti e senza pudore che continua a falcidiare un popolo e su una mobilitazione di lavoratori e studenti che non si vedeva da tempo.

“Le notizie che giungono quotidianamente da Gaza, dai Territori occupati e dall’iniziativa del governo israeliano – osserva Eliana Como – ci raccontano una situazione assolutamente insostenibile: l’intervento militare non soltanto ha raso al suolo case e infrastrutture, ucciso personale sanitario e giornalisti, colpito un decimo della popolazione, più di 60.000 morti e 140.000 feriti, e assassinato 20.000 bambini e bambine: si sta anche usando la fame come strumento di assedio e si stanno susseguendo operazioni di pulizia etnica, mentre crescono gli insediamenti dei coloni e viene occupata permanentemente la West bank”.

Un quadro letteralmente devastante…

Un’ecatombe, che ha indotto la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ad avanzare l’accusa di genocidio. Con l’entrata dei carri armati nella città di Gaza è stato poi definitamente rotto ogni argine e perciò non ci si può minimamente stupire che si siano moltiplicate le esplicite minacce contro chiunque provi a denunciare quanto sta accadendo, accanto agli attacchi diretti alle navi della Global Sumud Flotilla.

Proprio la Global Sumud Flotilla ha rappresentato, anche a livello simbolico, la saldatura tra intervento umanitario e sacrosanta pressione politica.

Sì, occorreva manifestare tutta la vicinanza possibile alla popolazione stremata e, nello stesso tempo, sottolineare lo scempio compiuto dal mondo politico occidentale. Ed era ora che il ‘buon vento’ della Flotilla fosse finalmente accompagnato anche da un’iniziativa sindacale e del lavoro. Dai primi di settembre abbiamo da subito detto che ci preparavamo a a mobilitarci ovunque e a scioperare subito, nei porti come hanno promesso a Genova e subito raccolto a Livorno, ma anche nei posti di lavoro e nelle fabbriche, fino allo sciopero generale. Per questo ci siamo impegnati perché delegati e delegate, strutture sindacali categoriali e territoriali seguissero questa vicenda, informassero e attivassero nelle assemblee lavoratori e lavoratrici, facessero sentire pubblicamente e collettivamente il proprio impegno, fino a mobilitarsi e scioperare nelle proprie realtà in ogni modo possibile e immediato, se e quando il viaggio della Global Sumud Flotilla fosse stato interrotto.

Fino allo sciopero del 19 e allo sciopero generale del 22 settembre.

Ho detto fin dall’inizio che, secondo me, sarebbe stato importante convergere da subito sullo sciopero del 22, senza gli inutili protagonismi di organizzazione che ci sono stati e con una scelta di responsabilità della CGIL. Non averlo fatto ha creato disorientamento in molti, soprattutto nel mondo della scuola e dell’università, che poi è stato quello che più di tutti ha raccolto lo slancio dei porti. Ma quel che conta, alla fine, è che la giornata del 22 ha travolto tutte e tutti e ha finalmente cambiato i rapporti di forza in campo. La Cgil ha fatto autocritica, bene. Non so se questo basta, io vedo comunque un gruppo dirigente che sconta un importante ritardo e ora e un generale clima di confusione interna. Però, finalmente, la disponibilità allo sciopero generale, quando fosse attaccata la Global Flotilla, è uscita in modo forte e chiaro. Questo è importante e positivo. Spero abbiano capito e non commettano gli stessi errori. C’è anche lo sciopero generale del 3 ottobre indetto dal Sicobas, spero si tenga in considerazione, perché è importante convergere il più possibile con le forze che ci sono in campo. Dobbiamo avere cura di questo movimento, metterci a disposizione, con rispetto e umiltà, evitare settarismi e fughe in avanti, ma soprattutto costruire le condizioni e i rapporti di forza perché duri e si allarghi il consenso. Per impattare sul governo Meloni e l’Unione Europea che, nonostante gli eventi quotidiani, non stanno prendendo alcuna iniziativa concreta e immediata contro le attuali politiche di guerra, genocidio e pulizia etnica di Israele. Da questo punto di vista, aggiungo, bisogna essere chiari nelle rivendicazioni: è necessaria una immediata interruzione delle relazioni militari, economiche, politiche e anche diplomatiche con Israele. Per dare un segnale inequivocabile a chiunque crede, come noi, che in Palestina l’umanità è morta e “mai più” non significa più niente: lo dobbiamo alle nostre coscienze e occorre farlo anche per denunciare l’irresponsabilità complice del nostro governo di fronte a un genocidio in diretta.

Le grandi manifestazioni del 22 settembre si sono concluse tra le polemiche, da destra, per i danneggiamenti compiuti da qualche decina di manifestanti…

Al netto di ogni altra considerazione, una vetrina è una vetrina, un bambino è un bambino. Mi sento quindi solidale con chi è stato arrestato il 22 settembre a Milano. Il tema trasversale nelle piazze, quel giorno, credo ruotasse intorno alla ‘umanità’, alla ‘pietas’, alla necessità di ricostruire e dare senso alla nostra memoria collettiva. Questa consapevolezza ha dato alle piazze una dimensione di massa, con i cortei pieni di bambini e bambine, ragazze e ragazzi giovanissimi. Lo slogan più usato era ‘definisci bambino’. E non a caso, la scuola e l’università sono stati i settori che più di tutti hanno trainato lo slancio delle mobilitazioni nei porti. Per questo, secondo me, aldilà di ogni considerazione su quale fosse la scelta migliore o peggiore per stare in piazza, le strumentalizzazioni della destra sulle vetrine rotte sono ignobili.

La mobilitazione, infatti, continua: quali le prossime tappe?

La prima è la più urgente: la manifestazione per la Palestina il 4 ottobre. Poi la marcia Perugia-Assisi il 12. Aggiungo il corteo a Firenze per GKN il 18 ottobre e la manifestazione contro la legge di bilancio e il riarmo a Roma il 25 ottobre. Noi ci saremo, per proseguire senza sosta sul terreno tracciato nelle scorse settimane.

Infine, è stata convocata l’Assemblea generale Cgil con urgenza, il 29 settembre alle 20:30. Che cosa è stato deliberato?

Abbiamo in realtà soltanto ratificato con il voto ciò che era già stato deciso e annunciato sui giorni: se Global Sumud Flotilla venisse fermata o attaccata, proclameremo uno sciopero tempestivo entro 24 ore, senza i tempi di preavviso previsti dalla legge 146. Ovviamente, la dichiarazione di sciopero è un fatto importante, lo chiediamo da mesi, quindi abbiamo votato a favore. Ma la discussione nel suo complesso ci ha lasciato molto perplessi.

Intanto, non ho colto alcuna autocritica sul caos delle settimane scorse a proposito dello sciopero del 19 e di quello del 22, mentre, a mio avviso, avremmo dovuto semplicemente chiedere scusa, soprattutto per quel brutto titolo di Collettiva (“Unici al mondo a scioperare”). Inoltre, credo che non si stia affrontando in modo adeguato il tema della legge 146: va benissimo sfidare la Commissione di garanzia (anzi, finalmente!), ma mi pare che lo si faccia con superficialità e confusione. I nostri giuristi ci spiegano infatti che si può proclamare uno sciopero senza preavviso in casi come questo; tuttavia, il garante si è già espresso in modo contrario e chi sciopererà potrà incorrere in alcuni rischi. Se ci saranno sanzioni, gli avvocati difenderanno i lavoratori, ovviamente. Ma si può creare disorientamento tra i lavoratori e gli effetti di tali contraddizioni potrebbero essere scaricati sulle Rsu.

La possibilità di confluire sullo sciopero (già dichiarato) dal Sicobas il 3 ottobre non è stata nemmeno presa in considerazione, nonostante noi lo abbiamo proposto. Il rischio è che lo sciopero stavolta non funzioni. Spero di sbagliare, ovviamente.

La Cgil ha annunciato anche la partecipazione alla manifestazione di sabato 4 per Gaza. Bene, ma anche su questo si poteva fare di più. Io, a nome di tutti noi, ho usato invece il termine ‘adesione’, non a caso. In questa fase, i distinguo non hanno senso. Perché questo movimento è importante, bisogna averne cura e rispetto, mettersi a disposizione e, soprattutto, farlo crescere.

Pubblicato il 1 Ottobre 2025